Mercoledi, 23 Maggio 2012

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Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch: le società di rating sono affidabili?



     

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Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch: le società di rating sono affidabili?L’Eurozona trema. È questo l’epilogo dopo che l’agenzia americana di rating Standard & Poor's ha bocciato ben nove paesi, salvandone solo sette, con la Francia e l’Austria che perdono la tripla classe A e con la Spagna, l’Italia ed il Portogallo che si vedono declassate di ben due gradini.


Roma e Madrid infatti si attestano ora alla tripla B+, mentre Lisbona alla doppia B, livello junk, definito “spazzatura”.
Appresi i dati la reazione di Bruxelles non poteva mancare e per tramite del Commissario Olli Rhen si definisce “una decisione aberrante” quella presa dall’agenzia americana.
Che non sia la nascita di un vero e proprio circuito con lo scopo di destabilizzare l’intera economia mondiale?
Le agenzie di rating infatti con le loro scelte sono perfettamente capaci di far crollare la fiducia degli investitori in società e nazioni.

Se ad oggi l’obiettivo è concentrato nei governi europei, e non solo, l’esperienza ricorda come Grecia, Portogallo ed Irlanda, proprio a causa dei continui downgrade, sono crollati facendo così perdere la stabilità delle piazze finanziarie europee.
Insomma le agenzie di rating americane, fra le quali Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, dovrebbero avere il solo compito di testare la solidità delle entità economiche, senza indirettamente destabilizzare i governi e minare nei fatti la democrazia popolare.
Guerra all’Europa, ma guerra anche fra le stesse agenzie che dopo la nascita della cinese Dagong, non ha perso tempo a declassare gli States, con Washington però che ha rifiutato il giudizio “per impossibilità di supervisionare le operazioni dell’agenzia che ha sede a Pechino”.
Una guerra dunque che ha forse un sottile fine, ovvero quello di minare la credibilità economico-finanziaria dei Paesi a vantaggio di un sistema che consentirà così di creare vinti e vincitori.

L’Italia così si troverà a dovere pagare “caro e amaro” un prezzo che servirà a potere riacquistare fiducia nei confronti dei nostri creditori. Il tutto ovviamente si traduce in un maggiore sforzo economico per pagare coloro che acquistano il nostro debito pubblico.
Ma siamo così sicuri che le società di rating hanno un sistema infallibile di valutazione?
I casi più eclatanti di “fallimento” nelle valutazioni delle società di rating, portano inevitabilmente ai casi di Parmalat, mutui Subprime, Enron e Lehman Brothers.
Tutti infatti ricordano che Lehman Brother venne giudicata con un rating AA, ovvero due giorni prima del più grande fallimento bancario nella storia moderna.
A farne cenno è lo stesso ex vice ministro al Commercio estero Adolfo Urso che in un'intervista al quotidiano “Messaggero”, afferma: “Diedero assicurazioni sulla Lehman Brothers quando era già decotta. E infatti – evidenzia – subito dopo fallì. Ma non solo questo. Non hanno previsto la crisi generale e neppure da dove sarebbe cominciata, cioè dal cuore del capitalismo finanziario americano che loro garantivano”. “Se ci fosse un giudice a Berlino - continua Urso - le società di rating dovrebbero essere condannate per avere agevolato speculazioni e, quindi, per una serie di reati finanziari”. Ma ora, “avendo colpito non solo noi ma più Paesi europei” questo provocherà “finalmente una reazione comune dell'intero continente contro il pericolo di diventare terra di scorribande della speculazione finanziaria. Ora le riforme non possono più essere dilazionate”.

Ma se a perdere di credibilità non fossero i Paesi dell’Eurozona, ma bensì le stesse agenzie di valutazione? Il dubbio sembra essere fondato soprattutto tenuto conto del fatto che i mercati sembrano non considerare, o almeno con la stessa credibilità, le agenzie di rating. Altrimenti non si spiegherebbe come ad esempio il Giappone riesce a indebitarsi all'1% decennale nonostante un debito pari al 200% del pil. E gli stessi Stati Uniti hanno visto scendere i tassi sul debito pubblico dopo aver perso la tripla A l'estate scorsa.
In Europa infatti la credibilità ultimamente sembrava fare grandi passi avanti soprattutto dopo l’accordo sul cosiddetto “patto fiscale” e sul potenziamento del fondo “salva Stati” che hanno scaturito la reazione positiva dei mercati e degli investitori. La testimonianza di ciò sono le aste pubbliche di Italia e Spagna con rendimenti in forte calo.
Per il tesoro italiano significa che sui Bot a 12 mesi da 8,5 miliardi e sul Btp a tre anni da 3 miliardi gli interessi da pagare sono inferiori di oltre 300 milioni rispetto ai collocamenti del mese di novembre. Se Nazioni come Italia, Irlanda e Spagna, stanno recuperando sul piano della credibilità lo si deve anche agli sforzi e alle scelte di politica europea che stanno consentendo di non far “crollare” la stabilità economica e finanziaria dell’intera Eurozona.
Ma se a crollare invece fossero le stesse agenzie di rating che giudicano noi?

A voi lettori di Corriere Informazione, da domani chiederemo il vostro pensiero: siete così sicuri dell’affidabilità della valutazione delle tre agenzie americane, e che esse non costituiscono invece una ingerenza nelle politiche statali e sovranazionali?

Francescochristian Schembri

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dino  - guerra |15-01-2012 11:32:19
una volta le guerre venivano dichiarate e condotte con cannoni eserciti bombardieri,ora laguerra do conquista dei mercati avviene subdolamente con le agenzie di rating
MARCELO  - HANNO PERSO LA CREDIBILITA' |14-01-2012 17:06:18
STANNO ATTACCANDO PESANTEMENTE L'EROPA PER DISTRUGGERLA...
EUROPA REAGISCI