Mercoledi, 23 Maggio 2012

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Poveri orafi. Studi di settore 2010: ecco l’Italia che si fa beffe del Fisco...e degli italiani



     

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Poveri orafi. Studi di settore 2010: ecco l’Italia che si fa beffe del Fisco...e degli italianiAltro che l’attore o il poeta, il ballerino o lo scrittore. Il vero incubo per un genitore oggi sarebbe se il proprio figlio gli confidasse: Papà, da grande voglio fare l’orafo.
“Pensaci bene figlio mio”, bisognerebbe subito avvertirlo. “Non lo sai che gli orafi sono poveri in canna?”


E non lasciatevi impressionare da facili stereotipi. Non è che perché uno abbia a che fare con i metalli preziosi debba necessariamente guadagnarci. A giudicare dagli Studi di settore del 2010 pubblicati ieri dal Ministero delle Finanze, chi si avvia al commercio e alla lavorazione di gemme e pietre preziose non lo fa certo per guadagnarci ma, probabilmente, per passione o forse compassione verso i poveri clienti.

Del resto ditemi voi come si possa pensare di mettere su famiglia con un reddito dichiarato di appena 12.300 euro all’anno. E parliamo di imponibile lordo: cioè il gruzzoletto sul quale il Fisco dovrebbe calcolare le imposte dovute. E come puoi essere così crudele da far pagare le tasse a uno che ha a malapena di che mangiare?

Per non parlare dei poveri baristi, che nonostante i cappuccini e le brioches non riescono a superare i 15.800 euro di guadagni annui. E gli albergatori? Altro che crisi del turismo, qui c’è solo da chiudere bottega. Capirai, con 11.900 euro di imponibile come è già tanto se riesci a mantenere puliti gli asciugamani.
Gli elettricisti poi: uno pensa che con quello che costa farne venire uno anche solo a cambiare una lampadina, almeno poi si possano godere una vita economicamente dignitosa. Macchè! Si devono accontentare di 19.500 euro lordi ogni dodici mensilità.

Eccola l’Italia del lavoro autonomo, quella che dichiara di vivere al di sotto della soglia di povertà e che, beffa aggiunta al danno, viene accusata pure di evadere il Fisco. E di sottrarre così ogni anno un centinaio di miliardi di euro alla collettività. Ma come si può essere così spietati con delle categorie a così alto rischio sociale?
In un Paese “normale” una situazione del genere scatenerebbe un’ondata di indignazione popolare.
Ma del resto in un paese normale difficilmente un dentista dichiarerebbe di guadagnare meno della propria infermiera o un titolare di uno stabilimento balneare meno del proprio bagnino.

A parziale consolazione dei poveri orafi e affini, ad ogni modo, c’è almeno che se c’è chi guadagna poco c’è anche chi non guadagna affatto o addirittura è in perdita.
Avete presente quei centri benessere dall’aria esclusiva, dove ci si può trastullare tra un massaggio e un bagno turco, cullati da una dolce melodia orientaleggiante in un atmosfera vagamente zen? Scordatevi che i vostri figli possano mai intraprendere un’attività del genere: ci si rimette fino a 5.300 euro l’anno.
E se per caso venisse loro in mente di sfruttare la movida giovanile ed aprire una discoteca o roba simile, fermateli finché siete in tempo. Altrimenti rischiereste di trovarvi tra le mani un’attività in rosso per almeno 4.700 euro l’anno.
Se poi proprio siete amanti del rischio o avete istinti autolesionistici, non vi resta che buttarvi nel mercato del noleggio autovetture. La categoria dichiara una perdita media di 6.100 euro l’anno.
Tutti a piedi allora.


Giuseppe De Marco


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