Giovedi, 24 Maggio 2012

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Kodak ricorre al Chapter 11, fallimento assistito



     

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Kodak ricorre al Chapter 11, fallimento assistitoNonostante gli sforzi per risollevare il business (la vendita della sezione dedicata alla produzione di gelatine), la Eastman Kodak Company, multinazionale  fra le principali produttrici di apparecchiature e supporti per immagine analogica e digitale, non è riuscita a tenere il passo con i concorrenti, più veloci ad adattarsi all'era digitale e ad arginare la redditività in calo.

L'azienda, che negli anni ha contribuito ad estendere la passione per la fotografia ai non professionisti attraverso il lancio sul mercato di prodotti amatoriali per foto, sviluppo e stampa, ha presentato richiesta di applicazione del "Chapter 11 - fallimento assistito" presso il tribunale di Manhattan, dichiarando nella documentazione un debito pari a 6,75 miliardi di dollari.

Chapter 11, secondo la legge fallimentare statunitense, rappresenta una sorta di amministrazione controllata in cui possono rifugiarsi le aziende per riorganizzarsi in seguito ad un grave dissesto finanziario.
 
Alla guida del processo di ristrutturazione è stato scelto Dominic Di Napoli, esperto di Chapter 11 che in passato ha gestito molti casi di fallimento tra cui quelli di Drexel Burnham Lambert, Lomas Financial Corpotation E Maxwell Communication.
 
Kodak ha comunicato, in una nota,  che la sua attività potrebbe proseguire come di consueto per i clienti e di aver predisposto una linea di credito pari a 950 milioni di dollari finanziata da Citigroup.
La multinazionale ha descritto il processo come una riorganizzazione aziendale asserendo che sarebbero interessate solo le società controllate americane.

"Il consiglio di amministrazione ritiene che questo è un passo necessario e la cosa più giusta da fare per il futuro della Kodak", ha dichiarato Antonio M. Perez, presidente di Kodak e amministratore delegato.
Da quando è diventato amministratore delegato, il signor Perez ha dirottato l'azienda dalla sua tradizionale produzione verso prodotti più commerciali bruciando circa 7 miliardi di dollari  facendo crollare, negli ultimi 5 anni, le quotazioni in borsa di circa il 97% del  valore di mercato.
La richiesta di fallimento è stata determinata inesorabilmente dalla mancata vendita dei suoi brevetti di digital imaging.

Nel suo periodo d'oro, il 1980, l'azienda contava 145.000  di dipendenti  in tutto il mondo; dal 2003 ha chiuso ben 12 stabilimenti di produzione e oggi  impiega 19.000 lavoratori i cui posti di lavoro potrebbero essere compromessi dalla procedura concorsuale.


Antonella Grasso


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