I dati di una ricerca diffusa da Eures fanno rabbrividire, ben 2.986 casi, in Italia, di suicidio, con aumento che riguarda, soprattutto, la popolazione maschile +5,6% rispetto all'anno precedente, passando da 2. 197 a 2. 343 casi, a cui si aggiungono quelli femminili, che sono 631.
Questi dati nefasti raggiungono il record in Veneto, dove i casi registrati, in tre anni, sono ben 50, tanto che qualcuno ha già dato un nome nuovo a queste morti, indicandole come: “Omicidi di Stato”.
Imprenditori e disoccupati che muoiono, in silenzio, inchiodati come agnelli sacrificali sulla croce della crisi.
Imprenditori e liberi professionisti che non riescono a riscuotere i propri crediti, avvelenati dai debiti. E la situazione sta diventando, in questi ultimi mesi, ancor più preoccupante: il numero di ”suicidi per crisi” è in rapida crescita.
Da fine novembre 2011, al 12 gennaio 2012, i casi di suicidio sono stati 10:
Il 26 novembre 2011. a Borgoricco (Padova). Giancarlo Perin, imprenditore edile, si impicca a una gru. Un bigliettino lasciato dallo stesso Perin, rivela l’origine del gesto: la situazione di crisi e la preoccupazione di non poter garantire un futuro alla famiglia. Il 12 dicembre 2011, la cronaca si tinge del sangue di una donna di Spresiano (Treviso). La donna, ex proprietaria di due ristoranti, si è buttata sotto un treno. Secondo testimoni, il suicidio sarebbe riconducibile a ragioni economiche.
Ed è sempre in quel maledetto 12 dicembre 2011 che a Vigonza (Padova)., l’imprenditore edile Giovanni Schiavon si spara alla testa. La decisione di farla finita pare sia riconducibile ad una decisione delle banche che gli avevano chiesto di restituire i prestiti, nonostante un credito di 200 mila euro nei confronti degli enti pubblici. Schiavon aveva dovuto, per cause da lui indipendenti, mettere in cassa integrazione sette operai. Ma Giovanni Schiavon prima di spararsi le aveva tentate tutte, era un uomo attivo, telefonava personalmente ai suoi creditori che gli avevano allungato i tempi di pagamento di altri mesi. Creditori privati ma anche, e soprattutto, numerose amministrazioni ed enti pubblici che non possono o non riescono a saldare.
Giovanni Schiavon si è suicidato non per i debiti ma bensì per i crediti che non riusciva a riscuotere, almeno 300 mila euro.
Il 29 dicembre 2011. a Capodarsego (Padova). un proprietario di una ditta individuale di pitture edili, si impicca lasciando un biglietto che recita: "situazione insostenibile", legata a una serie di crediti non riscossi per dei lavori già fatti.
Il giorno seguente, a Longarone (Belluno), è la volta di Giovanni Schiavinato, imprenditore di una ditta di stampi a iniezione per scarponi e suole, sbarcata in Cina ma fallita nel 2005, che si getta in un fiume. Il suicidio è avvenuto in concomitanza della messa all'asta della sua casa per il recupero crediti da parte di Equitalia.
Il 2012 è oramai alle porte, ma la situazione resta la stessa: il 2 gennaio 2012, a Catania, Roberto Manganaro, proprietario di tre concessionarie, si impicca. L'imprenditore aveva dovuto licenziare una sua dipendente per motivi economici e presto avrebbe dovuto ripetere la cosa. Sempre il 2 gennaio 2012, a Montecchio Maggiore (Vicenza)., Antonio Tamiozzo, imprenditore edile, si uccide nella sua azienda. Il 3 gennaio 2012, a Trani, è la volta di Antonio Losciale, proprietario di un negozio di climatizzatori, che si impicca nel suo deposito, poiché travolto dai debiti e dalle pressioni degli strozzini a cui aveva chiesto credito.
E sempre il 3 gennaio, a Milano, Giancarlo Chiodini, elettricista si spara alla testa davanti alla sua ditta. Mancanza di commesse,ritardi nei pagamenti e una forte lpreoccupazione per la crisi hanno indotto l’uomo a farla finita.
L’11 gennaio 2012 invece, a Montebelluna (Treviso), un proprietario di un distributore di benzina, Franco Nardi, si impicca nello sgabuzzino dell'impianto. Era oppresso dai debiti della sua impresa.
Suicidi per una sola causa: la crisi economica e occupazionale, e oltre la metà dei casi sono avvenuti “in una regione del nord” (così dice la ricerca Eures) con ben 1.600 suicidi pari al 53,6 % del totale. Una tendenza in ascesa, tanto che in Veneto è stato aperto il primo “centro di ascolto” per evitare che gli artigiani e i i piccoli imprenditori, in totale balia e abbandono nella recessione, si tolgano la vita. Morti che passano inosservate, cadono nel silenzio, anche se superano i morti in missione ISAF, denuncia Giuseppe Bortolussi, segretario dell'Associazione Artigiani di Mestre (Cgia).
Stefano Zanatta, presidente della Confartigianato AsoloMontebelluna, dichiara: “E' gente che si vede crollare il mondo addosso”.
E proprio per evitare l’abbandono nel silenzio, il suicidio, Confartigianato che raggruppa i due mandamenti della provincia di Treviso, ha deciso di aprire, a febbraio, un centro SOS imprenditori, un luogo di ascolto, primo e unico caso, per ora, in Italia.
Il Presidente Zanatta spiega: “Mesi fa abbiamo fatto dei focus group per capire le reazioni dei nostri associati alla crisi lì è emerso che ci sono artigiani che riescono a reagire mentre altri si chiudono in sé stessi. Da qui la voglia di dar voce al loro silenzio attraverso un team di psicoterapeuti, pronti a seguirli con riserbo e preservando l'anonimato”.
La situazione a Nord Est:è sempre peggiore, un imprenditore su due ritiene che da oggi a 6 mesi, la situazione peggiorerà ancor di più.
Gli imprenditori però, tra una stretta al credito, i ritardi dei pagamenti degli Enti pubblici , oltre ai ritardi dei clienti privati e all’elevata tassazione, nominano un portavoce a livello politico, che afferma: “ E' incredibile quanto lo Stato pretenda pagamenti elevati e poi non paghi i suoi crediti Iva”, dichiara Alessia Bellon, presidente di Veneto Stato, il movimento per l'indipendenza e attivo contestatore di Equitalia. A gennaio infatti, il movimento, davanti alla sede dell'agenzia del fisco di Treviso, ha portato tre fantocci col cappio al collo e con una scritta sul petto: “Omicidio di Stato”.
Ma il malcontento si diffonde ovunque, persino in paesini di. 2200 anime in provincia di Pordenone, Sequals, dove volevano bruciare, nel tradizionale falò di inizio anno, un fantoccio rappresentante Equitalia.
Qui il video di "Servizio Pubblico", guarda
Sonia Bonvini
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