“Il Parlamento è sovrano, ma sconsigliamo variazioni che dovessero far venire meno la logica di insieme del mio provvedimento”. Con queste parole il premier tecnico Mario Monti (in foto) chiude ogni ipotesi di modifica del decreto sulle liberalizzazioni varato venerdì scorso dal governo.
Il professore dunque non vuole alcuna variazione del suo provvedimento e “minaccia” così il Parlamento bandendo nei fatti variazioni che possano comportare uno stravolgimento del pacchetto sul tema delle liberalizzazioni che ha già fatto scatenare le proteste delle categorie coinvolte (prime fra tutte tassisti, avvocati e farmacisti), nonché delle forze politiche.
“Il provvedimento – afferma il Presidente del Consiglio – è complesso, corposo e incisivo come ha detto il capo dello Stato; e naturalmente ha una sua logica di insieme che non va snaturata”.
Parole che comunque non sono state digerite dalle forze politiche, soprattutto quelle che sostengono l’esecutivo in Parlamento, anche se lo stesso Monti cerca di minimizzare il tutto: “Mi aspettavo queste reazioni: un generale interesse, particolari insoddisfazioni e preoccupazioni. Normale quando si introducono provvedimenti di questo tipo – evidenzia Monti – lo sforzo nei prossimi giorni da parte del governo, e son convinto anche dei singoli partiti sia pure con i diversi orientamenti, sarà quello di persuadere le singole categorie che questi provvedimenti saranno nell’interesse generale”.
Il Presidente del Consiglio infatti cerca di far passare il messaggio che si tratta di un provvedimento che, seppur complicato da capire, riguarda il tanto atteso “interesse generale”. Ma quando gli si chiede se si poteva fare qualcosa in più per assicurazioni e banche, il premier risponde: “Nella vita si può fare sempre di più. Ma si può fare di più anche male, non solo bene”. Poi evidenzia: “Abbiamo cercato di fare molto bilanciando i carichi e i contributi che ogni singola categoria è chiamata a dare allo scongelamento e a togliere il gesso all’economia italiana”.
“L’ho fatto anche io tante volte – continua Monti – quando ero un economista. Mossi da un giusto ardore di trasformazione rapida di un Paese, si chiede di fare di più. Chi ha la responsabilità del fare, ed è convinto della necessità, fa il massimo che ritiene fattibile”.
Poi il premier cerca di smentire gli attriti all’interno del governo, dopo le notizie che vedevano qualche “ruggine” con alcuni membri dell’esecutivo: “Il Consiglio dei ministri è stato lungo. Nel nostro governo agiamo tramite la persuasione, di solito facili. È stato facile anche questa volta, ma il numero degli articoli e la diversità delle materie era molto ampio per cui abbiamo impiegato tempo”. Nessuno screzio, insomma: “Non mi sono accorto che la riunione del Consiglio sia stata movimentata. Salvo nel momento in cui, tardi, ci siamo alzati per un breve intervallo e abbiamo consumato un tramezzino. Uno per uno. Lo sottolineo – ironizza Monti – perché la sobrietà ha i suoi limiti. Non ho visto quindi movimentazione e non ho visto aspetti che io avrei voluto portare e che poi non siano arrivati”.
Francescochristian Schembri
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