Parte del popolo italiano è ancora sul piede di guerra sulle liberalizzazioni – il c.d. Decreto “Cresci Italia” -, ma Monti, imperturbabile, prosegue dritto per la sua strada dirigendosi verso la terza fase della manovra, quella dedicata alla riforma del mercato del lavoro e dell'articolo 18.
Riforma che il professore ritiene strettamente connessa con la deregulation: “L'Italia sta o non sta nel mercato internazionale per la sua capacità di collocare i suoi prodotti. Nel determinare il costo dei prodotti entrano tante cose, il lavoro in modo importante”, ha sottolineato Monti nel corso della trasmissione “In mezz'ora” di Lucia Annunziata. Sembra che nessuno possa fermarlo dal suo intento di "salvare l'Italia", la sua ferrea volontà si fa sempre più strada, seppure vestita dal suo consueto, rassicurante aplomb, almeno nella forma. Nella sostanza, le recenti manovre del premier non rassicurano affatto, muovendo proteste dalla Sicilia al Nord Italia; mobilitando le più disparate categorie con scioperi in previsione su tutto il territorio nazionale.
Incontro “Senza tabù”- A proposito del mercato del lavoro, interrogato dalla giornalista di Raitre, Monti ha subito specificato di essere “contrario a trattative che assumano al momento dell’ingresso al tavolo dei tabù”. Come dire, Il Presidente del consiglio mette le mani avanti, rivolgendosi con ogni evidenza alle parti sociali e facendo riferimento all'imminente confronto di oggi a Palazzo Chigi al quale prenderanno parte, oltre a Mario Monti, anche i ministri Corrado Passera, Elsa Fornero, Francesco Profumo e Vittorio Grilli; il sottosegretario Catricalà. Come controparte, invece, parteciperanno al tavolo delle trattative i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confindustria, Anie, Abi e Rei imprese Italia.
Cosa prevedono le nuove norme- Intanto con la riforma del mercato del lavoro il professore intende favorire l'accesso al lavoro da parte dei giovani, attraverso misure di semplificazione che faranno risparmiare le imprese, da tempo vessate dagli onerosi costi del lavoro. Più chiaramente, col pacchetto di riforma si intende realizzare più flessibilità, maggiore occupazione e riduzione della precarietà per donne e giovani. Come? Innanzitutto attraverso la predisposizione di un nuovo contratto semplificativo: Il Contratto Unico di inserimento (Cui), che si sostituirebbe agli altri 48 vigenti. Si tratta dell'oggetto dibattimentale posto sul tavolo delle trattative di oggi tra Monti e le parti sociali. Vediamo più da vicino in cosa consiste il Cui. L'effetto immediato del nuovo contratto sarebbe la sospensione dell'articolo 18 per i primi tre anni di prestazione lavorativa in un'azienda. In sostanza, il datore, in questa prima fase sarebbe libero di licenziare il lavoratore senza giusta causa, dovendolo solo risarcire con un “indennizzo” pari a 5 giorni lavorativi per ogni mese lavorato. Qualora, ad esempio, il lavoratore venisse licenziato dopo un anno, dovrebbe essere risarcito con un mese e 20 giorni di stipendio. Nel caso in cui il licenziamento avvenisse allo scadere dei tre anni, tornerebbe in gioco l'articolo 18 esattamente come avviene attualmente: obbligo di reintegrazione e indennità risarcitoria. Dunque: contratto a tempo indeterminato con la previsione di tutele progressive e l'estensione del periodo di prova da tre mesi a tre anni, questo il cuore della proposta Monti, a firma Boeri-Garibaldi, con cui il governo intende dare avvio alla sua terza fase.
La strada dritta di Monti- Anche in questa occasione il presidente proseguirà impavido il suo programma di riforma? Prima sulle liberalizzazioni, ha chiesto al parlamento di non cambiarne la logica; adesso sul mercato del lavoro suggerisce alle parti sociali di "scordarsi" del tabù-articolo18 e "aprire le menti" al cambiamento. Il suo passo sicuro sembra muoversi su un rettilineo ideale. Ma il popolo, in cammino su strade sterrate, appare sempre meno disposto a imboccare un percorso delineato dall'alto.
Enza C. Guagenti
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