Giovedi, 24 Maggio 2012

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Imprese italiane in crisi, crescono i fallimenti nel 2011 (+7,4%)



     

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 Imprese italiane in crisi, crescono i fallimenti nel 2011 (+7,4%)Proseguono i fallimenti delle imprese a causa della crisi: nel 2011 si è arrivati a quota 12.094, con una crescita del 7,4% rispetto al 2010, il massimo da quando è stata riformata la disciplina. Allarmanti anche i dati dell’ultimo trimestre, con 3.500 procedure avviate (+1,9% sul quarto trimestre 2010), che portano il numero complessivo dei fallimenti aperti nell’anno oltre

 quota 12.000. E’ stato dunque un anno difficile, quello appena trascorso, per l’imprenditoria italiana. Lo affermano i dati dell’Osservatorio Crisi d’Impresa Cerved Group, leader in Italia nell'analisi delle imprese e nello sviluppo dei modelli di valutazione del rischio di credito, secondo i quali a causa dei crack aziendali, dal 2009, si sono persi oltre 300mila posti di lavoro. “Siamo al livello massimo registrato in un singolo anno da quando è stata riformata la disciplina fallimentare nel 2006. Un dato questo che sebbene non superi in termini assoluti il record toccato nel 2005 (quando prima della riforma potevano accedere alle procedure anche le microimprese) evidenzia ripercussioni più gravi rispetto al passato – commenta Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved -: vista la maggiore dimensione media delle imprese coinvolte nel 2011, i costi in termini di posti di lavoro persi e ricchezza non prodotta sono significativamente maggiori”.

Falliscono più spesso le società di capitali- Nel 2011 i fallimenti nel nostro paese sono aumentati in tutte le forme giuridiche, con una crescita più sostenuta tra le società di capitali (+8,6% sul 2010) rispetto alle altre strutture societarie (+4,7%). Dal punto di vista territoriale invece, la crescita dei fallimenti ha riguardato tutte le aree italiane ad eccezione del Nord Est, in cui il numero delle procedure fallimentari ha limato i livelli del 2010 (-0,3%).

Secondo il Cerved, gli Insolvency ratio (Ir), che misurano la frequenza dei default (il numero di fallimenti ogni 10.000 imprese operative) indicano che sono proprio le società di capitale a fallire più spesso: l’Ir infatti ha toccato nel 2011 quota 81,5 punti contro i 14,5 delle società di persone e i 5,2 delle altre forme. Sono state poi le piccole e medie imprese ad essere più colpite (precisamente quelle con un attivo compreso tra i 2 e i 10 milioni di euro, con un Ir di 132 punti), seguite da quelle con un attivo tra i 10 e i 50 milioni, con un Insolvency ratio a quota 127.

Peggiorano servizi e costruzioni, migliora l’industria- Nel 2011 è proseguito l'aumento dei fallimenti soprattutto nei servizi (+10% rispetto al 2010) e nelle costruzioni (+7,8%). In controtendenza l'industria che, pur rimanendo il macrosettore con la maggiore frequenza di fallimenti (Ir a 39 punti), ha registrato un'inversione di tendenza rispetto al 2010 (-6,3%). Il risultato, secondo le valutazioni del Cerved, è da attribuire soprattutto ai miglioramenti dei settori che negli anni precedenti hanno pagato un conto più salato alla crisi. Alla meccanica, per esempio, con un Ir che passa dai 70 punti del 2010 a 60 del 2011, alla chimica (da 59 a 46), al sistema moda (da 54 a 46), alla siderurgia (da 51 a 40). In peggioramento invece il sistema casa, da 54 a 59 punti di Insolvency ratio, e la filiera auto, da 45 a 53 punti.

Michela Magrini


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