Giovedi, 24 Maggio 2012

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Farmacie italiane unite contro l'apertura del mercato



     

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Farmacie sul piede di guerra contro la liberalizzazione Parlare di liberalizzazioni in Italia è molto complesso, la prova ne è ciò che sta accadendo in queste ore, sia dalla parte delle categorie sia dalla parte dell’Esecutivo. Da un lato c’è la volontà di resistere a qualsiasi cessione del proprio mercato

 chiuso e innaturale, dall’altro c’è una liberalizzazione asimmetrica che tocca più certe categorie, meno altre e per niente altre ancora.

Le farmacie minacciano una serrata dal primo febbraio, insieme alle altre categorie interessate alle liberalizzazioni, per contrastare l’apertura di altri 7 mila nuovi esercizi, previsti dal decreto predisposto dal premier Mario Monti.

La categoria continua a protestare nonostante la retromarcia del Governo sulla vendita di farmaci appartenenti alla categoria C nei supermercati, l’unico punto in cui sono propensi all’apertura è l’aumento del 10% degli esercizi, ma non sono assolutamente disponibili ai numeri prospettati dal Governo.

Se non dovessero ottenere quanto rivendicato, annunciano altre proteste, leggi chiusura degli esercizi, anche in altre date successive a quella già prevista per giorno 1.

La protesta delle farmacie sembra unire un po’ tutta l’Europa, o meglio quell’Europa che rischia di affondare per scelte “illiberali”, come la Grecia che oggi vede la chiusura degli esercizi per protestare contro l’apertura del mercato dei farmaci anche ad altri soggetti che non siano quelli già sul mercato.

Purtroppo anni di chiusure di mercati e di angoli commerciali protetti fa sì che le categorie non riescano a cedere quella parte di “privilegio” che proviene dalle chiusure a corporazioni delle categorie che rende più sicuri i mercati di riferimento.

Probabilmente un modo efficace per convincere tutti che questa è una strada obbligata, per troppo tempo rinviata dal precedente Governo, è una deregulation che abbracci anche quelle aree di mercato ritenute forti, non soltanto quelle oggi interessate, ma che tocchi anche banche e assicurazioni.

Antonio Marchetta


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