Decreto liberalizzazioni, la croce degli italiani. E’ notizia di ieri l’approvazione del decreto con la firma da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Le liberalizzazioni sono state da sempre nell’agenda del Presidente del Consiglio, Mario Monti. Considerate la vera e unica via da intraprendere per aiutare il paese ad uscire dalla crisi, il malcontento italiano verso questa riforma è infinito. Le categorie professionali sono saltate dalla sedia e hanno fatto sentire la loro voce contro una riforma che nessuno vuole condividere. Tempo fa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, disse durante il periodo natalizio che le liberalizzazioni sono l’unica strada da percorrere per abbattere le lobby, ma le grandi professioni non ci stanno e alzano la voce affinché il sistema attuale non venga toccato. Da ultimo è scoppiata, come un fulmine a ciel sereno, la forte protesta dei tassisti che lunedì 23 hanno scioperato in tutta Italia e per un giorno intero con l'intento di mostrare tutto il loro disappunto per una riforma che non condividono e, sotto certi aspetti, non capiscono a fondo.
Roma, quartiere San Giovanni: siamo in pieno centro, a pochi passi dalla zona storica della città. In quest'area del quartiere vi sono due stazioni dei taxi e abbiamo avuto il piacere d’incontrare un gruppo di tassisti romani che hanno voluto raccontare tutto il loro stato d’animo, espressione di un periodo storico difficile per tutti, alimentato da iniziative di governo che, a loro modesto parere, penalizza e non favorisce i lavoratori, peggiora e non migliora il lavoro italiano. I tassisti, con particolare riferimento alla loro professione, non nascondono tutto il loro disappunto sul decreto liberalizzazioni dell'esecutivo Monti.
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Marco Chinicò














