L’annuncio non è nuovo, anzi ancora è vivido il ricordo del rogo acceso dall’ex ministro Calderoli nel marzo del 2010 che cancellava, con un gesto degno del personaggio, un bel mucchio di 375mila leggi obsolete.
All’epoca la cosa finì piuttosto maluccio, visto che nella foga incendiaria finirono al macero anche alcune leggine vecchie sì ma non proprio inutili, tipo il trasferimento della capitale da Firenze a Roma o l’istituzione della Corte dei Conti.
Stavolta c’è da augurarsi che il ministro Patroni Griffi si muova con maggiore oculatezza.
È lui infatti che sta predisponendo un superdecreto (chissà perché in Italia ormai leggi “normali” non esistono più: solo maxi-decreti, mille-proroghe e affini. Sarà che abbiamo “maxi-problemi” da risolvere?) che ha un triplice obiettivo: semplificare, semplificare, semplificare. Il disegno di legge, che verrà presentato e discusso nel Consiglio dei ministri di domani, promette di incidere anche sulla vita di tutti i giorni.
Si parte però come al solito dalla produzione legislativa. In Italia, si sa, ci sono troppe leggi, troppo vecchie e troppo oscure. E allora via alla sforbiciata (anzi, al maxi-taglio, come si conviene per un maxi provvedimento). 330 norme obsolete verranno cancellate. La più antica risale al 1947 e riguarda l’ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo. Aggiungendo disposizioni e regolamenti collegati si arriva alla stratosferica cifra di 430mila norme a cui possiamo finalmente dire addio.
Certo, oltre che a cancellare le vecchie leggi (impresa benemerita, sia chiaro), sarebbe ora che ci si preoccupasse anche di migliorare quelle nuove. Altrimenti, come accaduto finora, finisce che per 100 leggi assurde cancellate ce ne sono già 120 ugualmente incomprensibili pronte ad entrare in vigore.
Ma non di sole leggi vive l’uomo. E infatti ci si mette anche la burocrazia, nella sua accezione più arcaica e stereotipata. Quella cioè delle file inutili e delle procedure complicate e costose. Il ministero della Funzione pubblica, lavorando insieme alle principali associazioni imprenditoriali, ha selezionato le 81 procedure burocratiche più complicate e assurde imposte a cittadini e imprese nei rapporti con lo Stato. Come noto, le trafile inutili non sono solo una scoraggiante perdita di tempo ma un vero e proprio svantaggio competitivo che ci squalifica agli occhi degli altri paesi europei e certo non incoraggia gli investimenti.
Non è un caso se nella classifica dei costi burocratici stimati a carico delle imprese l’Italia figuri al 25° posto su 26 paesi dell’Unione (dopo di noi solo la povera Grecia, che però al momento ha decisamente altri problemi). Parliamo di un esborso complessivo di 23 miliardi di euro all’anno, quasi quanto la manovra salva-Italia varata a Natale.
La soluzione? Già vista, anche in questo caso (ma qui non conta l’originalità dell’idea quanto la volontà, e la capacità, di farla funzionare): nascerà uno sportello unico in tutte le pubbliche amministrazioni, compresi gli anti locali. È lì che famiglie e imprese potranno rivolgersi per lamentare l’inadempimento di qualsiasi tipo di pratica. Il bello è che lo sportello sarà dotato di poteri sostitutivi; ciò significa che potrà rilasciare direttamente il permesso, l’autorizzazione o qualsiasi altro tipo di atto richiesto, al posto delle amministrazioni inadempienti.
Troppo facile e bello per essere vero? Forse. E non basta una legge per cambiare la macchina dello Stato.
Ma da qualche parte bisogna pur cominciare.
Giuseppe De Marco













