Giovedi, 24 Maggio 2012

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Regno Unito: debito supera il trilione, UK in recessione, Cameron in difficoltà



     

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Regno Unito: debito supera il trilione, UK in recessione, Cameron in difficoltàTempi cupi per il Primo Ministro inglese, David Cameron. In un anno il Pil britannico è cresciuto dello 0,9%, un risultato troppo modesto per una nazione che prende le distanze dall’Europa, si ribella ai “dictat franco-tedesco”, ma poi non riesce a risolvere le problematiche economico-finanziarie di casa propria. Criticare gli altri quando serve, sempre nei limiti del lecito, dell’accettabile e del costruttivo, può andare bene però sempre fino ad un certo punto.

Il debito pubblico inglese, secondo le ultime stime degli esperti economici, ha superato il trilione arrivando nel mese di dicembre 2011 a 1,004 trilioni di sterline. Un dato pauroso, come commenta l’opinione pubblica anglosassone, equivalente a 16,400 sterline di passivo in rosso per un normale cittadino inglese. Il governatore della Banca d’Inghilterra, Mervyn King, invita a non essere troppo superficiali e a non sottovalutare la situazione, sempre più intricata per un colosso come l’Inghilterra, da molti considerata nazione forte, dura e indistruttibile. “Il 2012 non sarà un anno facile perché fosche nubi si addensano sopra l’economia mondiale. Ma non bisogna disperare, perché tutte le crisi prima o poi finiscono e sebbene la Gran Bretagna abbia davanti a sé un cammino arduo, lungo e tortuoso per tornare alla ripresa, una volta che questa sarà raggiunta potremo trovarci nelle migliori condizioni di partenza degli ultimi quindici anni”.

Tuona l’opposizione al governo Cameron, invitando lo stesso Primo Ministro a riflettere seriamente sul fallimento della politica economica. Aumentare le tasse e ridurre la spesa pubblica, obiettivo principale di Sir David, è solo una pura illusione e le prospettive di pareggio di bilancio entro il 2015, appare come una metà irraggiungibile. Andare sulla luna, in confronto al grave problema economico inglese, è impresa molto più fattibile. Fallite anche le previsioni degli economisti che, nella migliore delle peggiori ipotesi, avevano previsto un calo del Pil dello 0,1%, calo che invece è arrivato allo 0,2%. Dati che devono far riflettere un’intera nazione, i palazzi della politica, e soprattutto lui, il Primo Ministro antieuropeista e critico, forse un po’ troppo dell’operato altrui. Lavorare bene in casa propria, rivedere alcuni vecchi concetti e contare le pecore, prima di affondare colpi agli altri leader europei, sarebbe scelta più saggia.

Marco Chinicò


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