Giovedi, 24 Maggio 2012

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Muore Oscar Luigi Scalfaro, IX Presidente della Repubblica Italiana



     

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Muore Oscar Luigi Scalfaro, IX Presidente della Repubblica ItalianaNato a Novara nel settembre del ’18, si è spento stanotte a Roma Oscar Luigi Scalfaro, uomo politico e magistrato il cui nome è impresso nella mente degli italiani in quanto ha ricoperto la carica di IX Presidente della Repubblica Italiana dal ’92 al ’99.



Successore di Francesco Cossiga e predecessore di Carlo Azeglio Ciampi, il 93enne ex capo dello Stato italiano, oltre ad essere stato eletto ininterrottamente (Democrazia Cristiana) dal ’46 al ’92, è stato Ministro dei Trasporti (I Governo Andreotti), della Pubblica Istruzione (II Governo Andreotti) e dell’Interno (I Governo Craxi), nonché Senatore a vita di diritto a partire dalla fine del suo mandato di Presidente della Repubblica.

Insieme a Sandro Pertini ed Enrico De Nicola, Scalfaro vanta il record di aver ricoperto le 3 più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, della Camera e (anche se provvisoriamente) del Senato.

Fin fa giovanissimo tra le fila di Azione Cattolica, anche nei periodi in qui questa veniva osteggiata dal Fascismo, Scalfaro si laureò in Giurisprudenza nel ’41 presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore diMilano, ed entrò in magistratura nel ‘43, anno in cui sposò Maria Anna Inzitari da cui ebbe la figlia Mariannuzza Giannarosa.

Il caso del prendisole
Esponente di Democrazia Cristiana, antifascista, anticomunista e di strette vedute, Scalfaro nel ’50 si rese protagonista di un caso nominato poi “del prendisole”, che riportiamo di seguito così come appare su Wikipedia:

l fatto ebbe luogo nel ristorante romano "da Chiarina", in via della Vite, quando insieme ai colleghi di partito Sampietro e Titomanlio Scalfaro ebbe un vivace alterco con una giovane signora, Edith Mingoni in Toussan, da lui pubblicamente ripresa in quanto il suo abbigliamento, a parere dell'onorevole, era sconveniente poiché ne mostrava le spalle nude.

Secondo una ricostruzione de Il Foglio, la signora si sarebbe tolta un bolerino a causa del caldo e Scalfaro avrebbe attraversato la sala per gridarle: «È uno schifo! Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti. Se è vestita a quel modo è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!». Sempre secondo questa fonte, Scalfaro sarebbe uscito dal locale e vi sarebbe rientrato con due poliziotti. L'episodio terminò perciò in questura, ove la donna, militante del Movimento Sociale Italiano, querelò Scalfaro ed il collega Sampietro peringiurie.

La vicenda tenne banco sui giornali e riviste italiane per lungo tempo: la stampa laica accusava Scalfaro di "moralismo" e "bigottismo", quella cattolica lo difendeva. Intervennero nella polemica molti personaggi noti, come il giornalista Renzo Trionfera, il latinista Concetto Marchesi, ed altri. Alla Camera furono presentate interrogazioni parlamentari nell'attesa di una delibera sull'autorizzazione a procedere (della cui competente Giunta Scalfaro stesso era membro) contro i due parlamentari a seguito della querela sporta dalla signora. Peraltro, poiché la Mingoni aveva dichiarato la sua militanza politica, nella richiesta di autorizzazione a procedere si afferma che dai parlamentari sarebbe stata chiamata "fascista" e minacciata di denuncia perapologia del fascismo. L'episodio fu raccontato dalla stampa anche in una versione secondo la quale Scalfaro avrebbe dato uno schiaffo alla signora.
Il padre della Mingoni in Toussan (un colonnello pluridecorato dell'aeronautica militare a riposo), ritenendo offensiva nei confronti della figlia una frase pronunciata da Scalfaro durante un dibattito parlamentare, lo sfidò a duello. Al padre subentrò poi come sfidante il marito della signora, anch'egli ufficiale dell'aeronautica. La sfida fu respinta, la qual cosa, risaputa pubblicamente, fece indignare il "principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis", in arte Totò, del quale il quotidiano socialista Avanti! pubblicò una vibrante lettera aperta a Scalfaro. Nella missiva, il comico napoletano rimproverava a Scalfaro un comportamento prima villano e poi codardo.

Ho appreso dai giornali che Ella ha respinto la sfida a duello inviataLe dal padre della signora Toussan, in seguito agli incidenti a Lei noti.
La motivazione del rifiuto di battersi da Lei adottata, cioè quella dei princìpi cristiani, ammetterà che è speciosa e infondata.
Il sentimento cristiano, prima di essere da Lei invocato per sottrarsi a un dovere che è patrimonio comune di tutti i gentiluomini, avrebbe dovuto impedire a Lei e ai Suoi Amici di fare apprezzamenti sulla persona di una Signora rispettabilissima.
Abusi del genere comportano l'obbligo di assumerne le conseguenze, specialmente per uomini responsabili, i quali hanno la discutibile prerogativa di essere segnalati all'attenzione pubblica, per ogni loro atto.
Non si pretende da Lei , dopo il rifiuto di battersi, una maggiore sensibilità, ma si ha il diritto di esigere che in incidenti del genere, le persone alle quali il sentimento della responsabilità morale e cavalleresca è ignoto, abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini, ai quali questi sentimenti e il coraggio civile dicono ancora qualcosa.
principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis
” (Avanti!, 23 novembre 1950)

Il processo per la querela non fu mai celebrato per l'amnistia di tre anni dopo (Decreto del presidente della Repubblica 19 dicembre 1953, n. 922).

IX Presidente della Repubblica Italiana
Eletto capo dello Stato il 25 maggio del ’92 (nominò i Governi Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi I e D'Alema I), quella di Scalfaro è stata una delle presidenze più controverse della storia della Repubblica in quanto, nonostante fosse fortemente sostenuto dai partiti politici sopravvissuti al turbine di Tangentopoli, ha ingenerato forti contrapposizioni, fronteggiate con una decisione che nessuno avrebbe saputo prevedere da un politico approdato quasi per caso al Quirinale.

Famoso il suo “Non ci sto” pronunciato durante un discorso a reti unificate mandato in onda la sera del 3 novembre del ’93 mentre si stava svolgendo la partita di Coppa Uefa tra Cagliari e la squadra turca del Trabzonspor. L’intervento, in cui parlò "gioco al massacro", era riferito allo scandalo del momento, quello che coinvolgeva SISDE (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica) relativamente ad una gestione di fondi riservati che aveva tutta l'aria di essere stata gioiosamente disinvolta. Sempre durante l’improvviso intervento televisivo, Scalfaro diede una chiave di lettura dello scandalo come di una rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli nei suoi confronti.

Nel 2007, l'ex Presidente, ha aderito al Partito Democratico.



Vedi anche Scalfaro: oggi i funerali. I commenti di Napolitano, Monti e il Papa


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