Giovedi, 24 Maggio 2012

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La Net Comunicazione politica: web e social network hanno cambiato la politica italiana



     

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La Net Comunicazione politica: web e social network hanno cambiato la politica italiana06 agosto 1991. Questa rimarrà una data storica per il mondo intero in quanto segna un altro grande evento, a dieci anni di distanza dall’apparizione dei primi PC nel nostro Paese, e che contribuirà nel giro di poco tempo a rivoluzionare il mondo informatico; stiamo parlando della nascita del web. Fu proprio in una torrida estate di venti anni e mezzo fa che il web faceva capolino per la prima volta sul nostro pianeta, portando qualcosa di

nuovo, una novità assoluta che fino a qualche mese prima sembrava impensabile e oggetto solo della pura fantascienza. Internet ha cambiato la nostra vita; le nuove generazioni sono cresciute con internet, il computer è diventato un mezzo di comunicazione dal quale non ci si può in nessun modo separare e che ci accompagna nell’arco della nostra quotidianità, dalla mattina presto fino alla sera prima di andare a dormire. Grazie ad internet oggi si possono fare svariate ricerche, ormai è diventata una realtà conosciuta e usata anche dalle amministrazioni, dagli enti istituzionali, dalle scuole, dalle tutte le università italiane e dai partiti politici. Anche la politica si è dovuta adeguare al web e a tutto ciò che l’alta tecnologia ci ha portato. Con il passare degli anni internet ha offerto ai suoi seguaci, dai più accaniti utilizzatori fino a chi lo usa solo per il minimo indispensabile, svariate piattaforme o social network, simbolo di comunicazione radicalmente cambiata. Qual è il rapporto della politica nostrana con il web e i suoi derivati? Francesco Pira, siciliano doc e docente universitario, ci spiega quanto è cambiata l’attività della nostra classe politica, da venti anni a oggi grazie alla piena diffusione d’internet.

Prof. Pira, mi perdoni se inizio con una domanda elementare, ma di rigore. Qual è stato il motivo che la spinta un bel giorno ad alzarsi la mattina e a scrivere il libro “La Net Comunicazione Politica” (Franco Angeli). Se l’uomo della strada le dovesse chiedere il rapporto, il feeling fra la classe politica odierna e il web, lei come lo spiegherebbe?

"Chi si occupa di ricerca cerca sempre di seguire i flussi e di comprendere come le teorie possono poi trovare applicazione. Ho scritto parecchio sulla comunicazione politica negli ultimi 10 anni ed in particolare negli ultimi tre mi sono dedicato al fenomeno Obama, sia come candidato alla primarie dei Democratici, che come candidato alla Casa Bianca. Nel 2009 ho pubblicato “Come dire qualcosa di sinistra” (Franco Angeli) un mio lavoro con il contributo di colleghi linguisti, politologi e sociologi della comunicazione, per tracciare una linea ideale di comunicazione che parte da Tony Blair, passando per Clinton, e approdando ad Obama. Una comunicazione calibrata sia in termini di contenuti che tecniche al pensiero di Giddens. Questo nuovo lavoro è una sorta di prosecuzione in questo viaggio ideale. E sono particolarmente contento che sia uscito nella Collana di Scienze della Comunicazione, diretta dai Professori Marino Livolsi e Mario Morcellini, che ha un comitato scientifico internazionale presieduto dal Professor Guido Gili. La risposta è per approfondire una ricerca già iniziata per capire come i social network non soltanto in Italia stanno cambiando il modo di far politica. All’uomo della strada direi che chi vuole far politica oggi deve fare i conti con il web. L’ex Ministro Maroni ha raccolto la solidarietà dei suoi sostenitori nella Lega su Facebook. Il Pdl ha appena lanciato il nuovo portale che ha due caratteristiche peculiari: è consultabile tramite gli smart phone o tablet e ha contaminazioni con i social network. Anche gli altri partiti stanno facendo tentativi più o meno riusciti. Ma all’uomo della strada onestamente dovrei dire che in questo momento l’antipolitica è molto più presente della politica. E la politica non ha ancora trovato il modo per utilizzare al meglio il web. E da tutte le ricerche fatte questo emerge a chiare lettere".

Elezioni politiche, regionali, amministrative, referendum abrogativi, manifestazioni politiche. Questi sono i principali eventi che coinvolgono molto i cittadini. Stampa, TV, radio, web TV e radio web si mobilitano con finestre, rubriche, programmi di dibattito e approfondimento. Tutto sommato, sebbene anche internet non faccia mai mancare aggiornamenti costanti sulla vita politica italiana, non si parla mai di quanto la politica italiana sia seguita o meno sul web? Come mai questa tendenza? Radio, tubo catodico e giornali mantengono ancora un seguito maggiore? Eppure si dice che i quotidiani in Italia sono in crisi perché si legge poco e si vede più internet però, sempre che non mi sfugga qualcosa, non si parla molto del seguito che possa aver avuto una determinata campagna elettorale sul web?

"Beh la campagna elettorale dell’attuale sindaco Pisapia è stata concepita per essere interattiva e chi lo ha collaborato ha indovinato i vari passaggi. Ma anche il sindaco di Bari Michele Emiliano ha saputo sfruttare le potenzialità della rete coinvolgendo giovani che sono diventati suoi “consulenti” nel porgere argomenti su cui dare risposte. Guardi radio, tv e giornali, sono molto attenti a quanto accade in rete. Ci faccia caso: nel primo pomeriggio qualcuno posta un video simpatico su Facebook e la sera diventa spunto per un servizio al tg, e ne parla anche la radio, e ne scrivono i giornali. Negli Stati Uniti c’è chi profetizza la fine del cartaceo nel 2012. Ross Dawson , che gestisce il blog Trends in the Living Networks e ama definirsi Futurist, un futurologo, ha delineato otto aspetti fondamentali del giornalismo on line: tempestività, approfondimento, intuizione, il design, la reputazione, la comunità, il lavoro di filtro e la rilevanza. E’ chiaro che nel nostro paese essere seduti sulle poltrone del salotto di Bruno Vespa è il modo migliore per raggiungere il numero maggiore di cittadini-elettori ma sta cambiando il modo di comunicare. Gli old media di cui lei parla permettono una comunicazione da uno a molti. La rete da molti a molti. Approfondisco nel libro due temi: quello della cultura partecipativa (Jenkins) e quello dell’autocomunicazione di massa (Castells). Sentirete parlare molto nell’ambito della sociologia della comunicazione di queste due nuove sfide."

Nei paesi anglosassoni, in particolar modo Regno Unito e Usa, la campagna elettorale si svolge più su internet piuttosto che nei salotti della TV e statisticamente è dimostrato che il web influenza e non poco le intenzioni di voto degli anglosassoni. Dall’alto della sua preparazione ed esperienza in qualità di docente universitario, esperto in comunicazione, internet e i social network sono stati qualche volta determinanti nell’esito di un voto elettorale oppure hanno solo dato il loro prezioso contributo come mezzi extra di comunicazione e diffusione delle notizie?

"La ringrazio per i meriti che mi attribuisce. Io mi sento molto piccolo e ho tantissimo da imparare. Con l’umiltà necessaria mi permetto di dire che i social network possono influenzare le campagne elettorali se fanno parte di una strategia. Se si pensa di vincere soltanto sulla rete, anche per risparmiare, in Italia non è facile. Però tutti quei politici, o i loro collaboratori, che vogliono affrontare questo percorso devono accettare, come ha fatto il Presidente Obama, il rischio del web e poi usufruire delle potenzialità. In rete ci sono tante bugie ed anche alcune verità. Hanno fatto morire un po’ di persone vive e vegete. Hanno calunniato persone che non lo meritavano. Negli Stati Uniti già Obama ha creato un’apposita sezione nel suo portale: “Combatti le calunnie”.

Professore, si mormora che fra dieci anni si celebrerà il funerale al vecchio quotidiano fatto con la carta stampata e la comunicazione sarà solo on-line. Dovremmo assistere alla consacrazione definitiva di giornali telematici, periodici on-line, blog, siti internet e social network vari. Una corrente dice che i colossi della carta stampata riusciranno a resistere in quanto fortemente affezionati al giornale classico che esce di buon mattino in edicola. Lei personalmente che futuro prossimo vede per la comunicazione in generale? Nel 2020 la vita politica della nostra Italia, la seguiremo solo sul web?

"Gli Stati Uniti hanno fatto sempre da battistrada. Noi leggiamo poco. Dico sempre che il posto dove gli italiani leggono maggiormente il giornale è il bar. Noi puntiamo che sta leggendo il giornale acquistato dal barista, cerchiamo di farlo stancare e poi leggiamo “a scrocco” poche notizie in maniera superficiale e poi crediamo di essere informati. I miei studenti non comprano i quotidiani, leggono qualcosa on line. O quelli più fortunati leggono il giornale acquistato dal papà o dalla mamma. E’ chiaro che il futuro della comunicazione politica è sul web. Ma non sarà un passaggio immediato. Ci vorrà del tempo. In rete conteranno molto la reputazione e la credibilità. Anche se sinceramente penso che alla fine come diceva il grande Premio Nobel Luigi Pirandello (di cui mi onoro di essere conterraneo) ci sono tre verità: la mia, la tua e la verità. Però mi creda anche nella rete, come Obama ha dimostrato, saranno vincenti tre cose: valori, contenuti e strategie. Senza questi ingredienti la comunicazione politica in rete sarà inefficace. I miei studenti dicono che amano il web perché possono dire tutto quello che pensano senza alcun controllo. Per questo è facile che ognuno di noi possa essere una star il lunedì e un poveraccio il martedì. E di casi eclatanti ce ne sono stati. Ma l’onda positiva o negativa è breve. L’altro giorno sul mio profilo su Facebook ho postato una massima di Chaplin. La condivido con i vostri lettori: “Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta , balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca senza applausi”.

Marco Chinicò




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