I satelliti disegnano un nuovo scenario, per molti versi simile ad una scena di “The day after”, ovvero un immenso lago di acqua dolce si è formato nel mezzo dell’oceano Artico e il fenomeno potrebbe portare ad effetti devastanti.
In realtà, l’Oceano Artico occidentale da almeno 10 anni si sta alzando inesorabilmente preoccupando non poco gli studiosi per le possibili conseguenze che il fenomeno potrebbe avere su ambiente e clima europeo. Il mar Glaciale Artico, settore dell’oceano Atlantico che si estende attorno al Polo Nord, da molti considerato il quarto oceano del mondo, dal 2002 ad oggi ha innalzato la sua superficie di ben 15 cm., e la sua crescita non sembra volere arrestarsi.I ricercatori dell’University College di Londra con i colleghi del National Oceanography Centre britannico, analizzando i dati dei satelliti dell’Agenzia spaziale europea Esa, dal 1995 ad oggi, hanno scoperto una immensa cupola di acqua dolce gelida delle dimensioni di circa 8 mila chilometri cubi. Secondo gli studiosi l’immenso lago sarebbe determinato dai forti venti artici che avrebbero accelerato una grande circolazione oceanica nota come Beaufort Gyre. Questo fenomeno, con gli anni, potrebbe influenzare atmosfera e clima del nostro emisfero.
Anche l'acqua dell'Atlantico diventa sempre più fredda a causa dell'effetto serra provocato dai gas di scarico del mondo industrializzato, e anche questo porta segnali di allerta: potrebbe provocare una nuova glaciazione, come quella che investì l'Europa Occidentale migliaia di anni fa, con terribili conseguenze anche nell'area mediterranea.
Uno studio del Centro Oceanografico di Southampton, nel Regno Unito, ha rilevato che la circolazione di acqua calda trasportata dalla Corrente del Golfo verso le coste dell'Europa Occidentale è crollata del 30%. Per quanto concerne l’acqua dolce, gli studiosi precisano che è sempre stata presente nell’Artico riversata dai fiumi euroasiatici, tuttavia in quantità molto minori di quelle rilevate oggi dai satelliti e mai aveva avuto una crescita progressiva così important. Inoltre,ben il 10% di tutta l’acqua dolce dell’Oceano Artico si è concentrata sotto una enorme cupola. Se avvenisse un fenomeno di cambiamento nella direzione dei venti, simile a quella avvenuta in passato, potrebbe causare il deflusso della massa d’acqua accumulata nell’Oceano Atlantico rallentando la corrente del Golfo che garantisce un clima mite all’Europa rispetto ad altre regioni alle stesse latitudini.
Gli scienziati, su Nature Geoscience, hanno lanciano questa ipotesi: “Di anno in anno ci siamo resi conto di un fenomeno che non trovava sempre spiegazione con i venti. Un’idea è che il ghiaccio marino formi una barriera tra l’atmosfera e l’Oceano. E se il ghiaccio si modifica anche l’effetto del vento può cambiare”. Per confermare o meno questa teoria, gli studiosi dovranno indagare maggiormente il comportamento dei ghiacci, che rivelerà l’esattezza o meno di quanto ipotizzato.
Il nervosismo degli scienziati, tuttavia, trova riscontri anche nei precedenti storici, analizzati sulla scorta di ipotesi che con gli anni trovano sempre più conferme: l'ultima grande glaciazione che 8.500 anni fa ridusse l'Europa Occidentale ad una landa desolata di neve, venne scatenata da un fenomeno assimilabile allo scioglimento della calotta polare. Usando al computer due diversi programmi di proiezione, studiosi del Bryn Mawr College in Pennsylvania e del Nasa Goddard Institute for Space Studie di New York hanno raggiunto la stessa conclusione: a provocare la tremenda glaciazione che per 300 anni attanagliò l'Europa fu il crollo di una barriera di ghiaccio che liberò milioni di metri cubi d'acqua fredda e dolce nell'Atlantico.
Effettivamente il fenomeno è da monitorare e i satelliti serviranno proprio per questo, anche perché circa l'80% dei fatti atmosferici che coinvolgono Europa e Italia arrivano proprio da quelle parti di Polo.
S.B.














