Sindaci italiani in versione 007? Sembra proprio di si. La lotta all’evasione fiscale continua e si fa sempre più agguerrita. Non solo il redditometro, che prenderà in considerazione ben 100 voci di spesa, non basteranno i continui blitz dell'Agenzia delle entrate e della Guardia di Finanza, non ci si fermerà alla nuova mega-banca dati dei movimenti bancari, alla limitazione
dell'uso del contante, alla tracciabilità dei pagamenti, allo spesometro, ma ora si aggiunge anche il controllo dei Comuni. Non avranno pace i furbetti delle tasse. Tempi davvero durissimi quelli che stanno per arrivare. È stato infatti firmato ieri un protocollo d’intesa tra Agenzia delle Entrate, Agenzia del territorio, Inps e Comuni per condurre insieme la lotta all’evasione fiscale, che attanaglia il Paese. Presto arriveranno le istruzioni operative. Da domani comunque i sindaci potranno iniziare a trasmettere segnalazioni.
Il superbonus- Se metteranno nero su bianco i nomi e i cognomi dei possibili evasori riceveranno in cambio un premio: il 50% delle somme recuperate. Ma vi è anche una sorpresa. Per far decollare l’operazione, per il triennio in corso, dal 2012 al 2014, potranno ottenere addirittura l’intero bottino sottratto agli evasori di turno. Un superbonus vero e proprio, una vera e propria chiamata alle armi, che potrebbe rivelarsi un vero toccasana per le casse dei Municipi italiani. Il premio riservato ai Comuni “spioni” è diventato poi sempre più ricco: nel 2010 con il decreto anti-crisi era del 33%, poi è salito al 50% con l’attuazione del federalismo municipale, per passare infine al 100% con la manovra dell’agosto scorso.
L’accordo esisteva già- Un accordo quadro tra sindaci e Agenzia delle entrate in realtà esisteva già, ma non è mai decollato. I Comuni che avevano sottoscritto convenzioni con le Entrate sono poco più di 500 su un totale di ottomila. E’ su base volontaria e prevede un premio più basso, solo il 30% delle somme recuperate. In alcune aree del Paese sta dando ottimi risultati, ma in altre parti, soprattutto al Sud, il numero dei Comuni che hanno aderito alla convenzione sono davvero pochissimi.
Servono dati concreti- Non è sufficiente il sospetto. Sono necessari dati concreti, nomi, fatti, operazioni. Le informazioni trasmesse dagli Enti locali per via telematica a Agenzia delle entrate, Guardia di Finanza e Agenzia del territorio saranno, come si legge nel testo dell'accordo, "suscettibili di utilizzo ai fini dell'accertamento dei tributi statali e dei contributi attraverso segnalazioni qualificate", cioè posizioni soggettive riguardo alle quali sono stati segnalati "atti, fatti e negozi che evidenziano, senza ulteriori elaborazioni logiche, comportamenti evasivi e/o elusivi".
Come si svolgerà il controllo dei comuni? Incrociando le dichiarazioni dei redditi dei singoli contribuenti con i dati dell'Ici, possono fare poi lo stesso con i dati catastali, le utenze domestiche, le licenze per l’esercizio delle attività commerciali, i contratti di affitto e quelli sulle compravendite immobiliari. Anche se non sarà facile per i Comuni, soprattutto per quelli piccoli, la prospettiva di incassare tutto costituirà un bell’incentivo economico. E gli strumenti per poterci riuscire non gli mancano.
Chi finirà nel mirino dei sindaci? Nel mirino finiranno gli acquisti di lusso e la "disponibilità di beni indicativi di capacità di reddito", con la verifica delle residenze fittizie nei “paradisi fiscali”. Tra le voci che verranno messe sotto torchio con molta probabilità spiccano commercio, professioni, urbanistica, patrimonio immobiliare. In sostanza, verranno individuati e controllati i fabbricati che non risultano al catasto, gli "immobili fantasma", gli affitti, le compravendite degli immobili e le operazioni societarie che hanno per oggetto i terreni edificabili.. E ancora, particolare attenzione sarà rivolta al settore dell'edilizia e al commercio ambulante, che sono due dei principali bacini di lavoro in nero.
Michela Magrini
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