La situazione che sta attraversando la Siria in questi giorni è davvero tragica, la diplomazia tace mentre le stragi compiute dal dittatore Bashar Al Assad stanno semonando morte, paura e repressione in tutto il Paese.
Nella sola giornata di ieri si sono registrate ben 127 vittime, delle quali 108 solo ad Homs, città in prima linea contro il regime di Damasco. Un conflitto terribile e sanguinoso che sta lentamente degenerando in una vera e propria guerra civile.
Anche il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon ha esplicitamente condannato le "brutalità sconvolgenti" della repressione, annunciando anche che la Lega Araba starebbe per proporre un nuovo piano di mediazione, assieme alle Nazioni Unite.
Una settimana davvero pesante per la città di Homs, da una parte vi è l'esercito libero, dall’altra le truppe fedeli al dittatore. In un agguato, l’esercito cosiddetto libero, ha ucciso 7 membri delle forze di sicurezza del presidente Assad. Intanto il capo del gruppo di attivisti dell'Osservatorio per i diritti umani ha detto: "Le forze di sicurezza stavano viaggiando a bordo di due autobus quando sono cadute in un agguato mentre stavano attraversando un ponte ad opera di soldati disertori", l’agguato è avvenuto nei pressi di Daraa, a circa 20 km di distanza.
Durante il sesto giorno consecutivo di bombardamento delle forze governative sulla città siriana di Homs, si sono registrate decine di vittime tra i civili, lo riferiscono attivisti e residenti. Mentre in tutto il Paese si contano solo per la giornata di ieri non meno di 126 uccisi, secondo i dati forniti dai Comitati locali di coordinamento dell’opposizione. Almeno 107 sono i morti ad Bab Amr, secondo gli stessi Comitati. I feriti, secondo fonti locali citati dall’emittente panaraba Al Jazeera, sarebbero almeno 570, alcuni in gravi condizioni.I soldati della 90esima brigata di fanteria, comandata da un parente del presidente Assad, il generale Zuhair al-Assad, sono entrati nella città di Bab Amr protetti dai veicoli blindati di fabbricazione russa. Secondo alcune notizie, trapelate da Twitter, sarebbero entrati in azione anche degli elicotteri da combattimento. I racconti che con fatica vengono riportati dalla città assediata parlano di abitanti che cercano riparo nei piani bassi degli edifici, per tentare di sfuggire alle cannonate e ai colpi di mortaio.
Anche nel resto del Paese la situazione non è meno drammatica, vicino Idlib, nei pressi del confine con la Turchia, ci sono stati scontri tra esercito regolare e gruppi di disertori. Invece, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, sembrerebbe che reparti dell’esercito siriano stiano affluendo nella provincia orientale di Deir al-Zor.
E mentre la Germania ha espulso 4 diplomatici siriani dell’ambasciata di Berlino, poiché accusati di spionaggio ai danni della dissidenza siriana, Lega araba e l'Onu, invece, stanno cercando una soluzione per arginare la gravissima crisi di Damasco. Attualmente senza nessun successo.
A Pechino, invece, alcuni esponenti del governo cinese hanno incontrato una delegazione dell’opposizione siriana. Hassan Mana, vice coordinatore generale del Coordinamento nazionale siriano per il cambiamento democratico ha incontrato il viceministro degli esteri cinese Zhai Jun. Dagli incontri è emerso questo: “La Cina rimane impegnata a incoraggiare dialoghi e contatti per migliorare la situazione”, ha detto il portavoce Weimin, sottolineando che però Pechino sta valutando di mandare un inviato speciale in Siria per discutere con il governo di Damasco.
Un segnale importante dalla Cina, visto che meno di una settimana fa, sabato scorso, Pechino ha usato il suo potere di veto, assieme a Mosca, per bloccare nel Consiglio di sicurezza dell’Onu la risoluzione di condanna chiesta dalla Lega araba e dai diplomatici europei.
Mosca, invece, ha ricevuto una nota da parte di Amnesty International, nella quale chiede al ministro degli esteri russo Sergei Lavrov di condannare chiaramente le stragi di civili che stanno avvenendo a Homs: “La situazione a Homs è critica e si sta trasformando in una vera crisi umanitaria – ha scritto Salil Shetty, segretario generale dell’organizzazione – La Russia e gli altri paesi che hanno influenza sulla Siria devono usare qualsiasi mezzo a disposizione per fermare l’esercito siriano a Homs e assicurarsi che armi pesanti non vengano usate contro i civili delle aree residenziali”.
L’elenco dei Paesi che stanno interrompendo le relazioni diplomatiche con la Siria si allunga, anche la Libia è in questa direzione. Infatti, il ministero degli esteri di Tripoli, ha dato 72 ore di tempo all’ambasciatore siriano per lasciare il Paese.
S.B.













