Giovedi, 24 Maggio 2012

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Ddl anticorruzione, la Severino rinvia. Di Pietro: a 20 anni da Mani Pulite nulla è cambiato



     

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 Ddl anticorruzione, la Severino rinvia. Di Pietro: a 20 anni da Mani Pulite nulla è cambiato Il quadro in Italia sul fronte della corruzione non è proprio “roseo”. Nonostante l’appello del Capo dello Stato alle forze politiche a individuare una normativa adeguata per combatterla, e l’allarme lanciato ieri dal presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, secondo il quale il fenomeno della corruzione “costa” al Paese circa 60 miliardi di euro l’anno, la Camera

 decide di rinviare, di 15 giorni, l’approvazione del ddl anticorruzione. Perché? Il motivo sta solo nella necessità di un ulteriore approfondimento, al fine di ottimizzare il risultato. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino, al termine delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, sostenendo che bisogna “studiare bene la materia”, compresi i “numerosissimi emendamenti presentati da tutti i partiti” al testo base. La materia è piuttosto delicata ''che non può essere trattata in maniera residuale”, dice il ministro. Il testo era calendarizzato per il 27 febbraio, ma l’ipotesi di approvazione nei tempi previsti è ora sfumata. Nella primavera del 2010 lo firmò Alfano, l'ha votato il Senato, ed ora attende un altro sì. Rinviare di qualche settimana consentirà di partire con il piede giusto, proprio perché, a detta del Guardasigilli, “è stato fatto un grande lavoro parlamentare” che il governo vuole salvaguardare, ma su cui vuole “influire con una proposta concreta e un contributo costruttivo”.

L’Idv chiede certezze- Bersani, Casini e Di Pietro vorrebbero una legge subito, e a ribadire l’importanza e l’urgenza del nuovo decreto ci pensa il capogruppo dell’Idv alla Camera Massimo Donadi: “Chiediamo certezze su un tema così delicato. L’Idv vuole sapere dal governo se ha intenzione di modificare il testo ed accogliere gli emendamenti che abbiamo proposto per inasprire e rendere più efficaci le sanzioni, oppure se vuole seguire le orme del passato esecutivo e della vecchia maggioranza, contrari ad accogliere qualsiasi emendamento alla parte penale. Vogliamo anche sapere se il governo intende chiedere la calendarizzazione del provvedimento in aula in una data certa (magari entro la fine di marzo), in modo che i lavori di commissione vadano avanti celermente”.

Ddl anticorruzione, la Severino rinvia. Di Pietro: a 20 anni da Mani Pulite nulla è cambiato Di Pietro e Mani Pulite- Oggi Di Pietro, a vent’anni da Mani Pulite, torna sull’argomento e rincara la dose, dando un giudizio molto negativo sull’operato della politica dal ‘92 ad oggi. Sono passati 20 anni da quando prese il via Mani Pulite. Era il 17 febbraio 1992, la catena di scandali e arresti che avvia Tangentopoli ha inizio con l’arresto di Mario Chiesa e allora Antonio Di Pietro era pm di punta del pool “Mani Pulite”. Da allora la “mala-politica”, che ha radici profonde, non solo non ha fatto nulla per combattere la corruzione, ma l’ha addirittura sostenuta, e quindi “fortificata”, mettendo continuamente i bastoni tra le ruote ai magistrati, denigrando l’ordine giudiziario e cancellando le leggi che avrebbero potuto portare in carcere corrotti e criminali. E’ un bilancio “triste quello dell’ex magistrato, che oggi organizza a Milano una manifestazione per ricordare l’evento.
L’unico provvedimento messo a punto contro i corrotti, il ddl anti-corruzione appunto, “giace da tempo nel cassetto della Camera”, insiste Di Pietro, e l’unica cosa che si sarebbe dovuta fare, cioè recepire la Convenzione di Strasburgo anti-corruzione del 1999, ancora non è stata fatta. "E se la politica non ha fatto quello che doveva fare - prosegue il leader dell'Idv -, è anche perché i protagonisti o sono quelli di sempre o ci sono i loro portaborse...". Il fatto, però, come si ammette in quasi tutte le forze politiche, è che resta ancora irrisolto il problema di una politica “pulita”, una politica "eticamente sostenibile" ed è questo quello che da 20 anni chiede a gran voce l'opinione pubblica. Nulla è cambiato, quindi, da Mani Pulite ad oggi.

I contrasti tra partiti- La “soluzione” non sembra essere così semplice ed immediata. Il governo si sta muovendo su più fronti, ma ci sono dei contrasti tra partiti. Nel dettaglio, si stanno seguendo tre direttrici. Innanzitutto, c'è l'immediata ratifica della famosa convenzione di Strasburgo che viene appunto sollecitata da tutti i tecnici. Essa comporta l'ingresso del nostro codice di fattispecie come la corruzione privata e il traffico di influenze. Il lavoro più complesso svolto nei prossimi giorni riguarda però la rimodulazione dei reati esistenti di corruzione e concussione, valutando passo per passo il raccordo coerente con le richieste internazionali.

Il governo tenta di inserire nell’ordinamento delle misure di prevenzione come potrebbe essere quella del “premio” per i dipendenti pubblici che denunciano il malaffare, ma è ancora forte il contrasto tra i partiti sulle norme penali che si potrebbero modificare. Il Pdl non sembra voler accelerare. Pd e Idv propongono invece di ripristinare, ad esempio, il falso in bilancio, di allungare i tempi di prescrizione per i reati contro la Pubblica Amministrazione e di inasprire le pene: eccolo il capitolo più delicato. Severino spinge per elevare le massime, mentre nel ddl aumentano solo le minime. Un modo implicito, se passa la linea Severino, per garantirsi una prescrizione più lunga, senza un intervento ad hoc. Si trova tra due fuochi quindi il ministro, e in fin dei conti, possiamo capire quale sia il vero motivo dell’impantanamento del ddl anti-corruzione alla Camera.

Michela Magrini

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