Giovedi, 24 Maggio 2012

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I marò presentano ricorso, ma le autorità indiane si contraddicono



     

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Rimane alta la tensione tra Italia e India dopo la morte dei due pescatori indiani., i due militari italiani, Latorre e Girone, per mezzo dei loro legali stanno presentando il ricorso per eccezione di giurisdizione presso l'Alta Corte di Kochi (la città indiana dove si trovano agli arresti accusati di omicidio) in opposizione alla denuncia presentata dai familiari dei pescatori.

Il punto chiave su cui punta al difesa dei due marò è la posizione della petroliera Enrica Leixe sulla quale erano imbarcati i due militari per difendere il cargo da possibili attacchi di piarati. Infatti la Marina Militare Italiana e la Farnesina affermano che la nave al momento dell'incidente si trovava in acque internazionali, dunque la competenza a giudicare i due uomini è della giustizia italiana.

Come già annunciato ieri, Latorre e Girone sono stati interrogati dalle autorità indiane, ma hanno fornito le loro generalità. Il giudice si è anche informato sulle loro condizioni di detenzione e loro hanno risposto che sono trattati "benissimo". Chiamati a deporre anche pescatori indiani secondo i quali la sparatoria sarebbe avvenuta 33 miglia dalla costa, mentre il p.m. ha affermato che le miglia erano solo 22,5, ad ogni modo oltre il limite delle 12 miglia delle acque territoriali. Il concetto di “acque contigue” si applica solo per specifici circostanze quali: sanità, droga, immigrazione e contrabbando, ma non per il reato di omicidio.

La polizia indiana ha riferito che l'arma con la quale sono stati uccisi i due pescatori si trova ancora sulla petroliera, così si attende con particolare interesse il mandato che consenta agli inquirenti di perquisire la Leixe. Intanto i giudici indiani continuano stranamente a negare il via libera all'autopsia delle due vittime in modo tale da accertare senza alcun dubbio il calibro delle armi e possibilmente la posizione dal quale sono stati esplosi i colpi mortali.Massimo riserbo sulle indagini è stato garantito dalla polizia e dalle istituzioni indiane anche per non fomentare le molte manifestazioni anti-italiane che si stanno tenendo in queste ore nel paese.

Proprio sul fronte delle indagini sembra essere confermata l'ipotesi della presenza di un'altra nelle acque del sud est dell'india. Anche se in orari e posizione differenti rispetto alla Leixe e al peschereccio indiano St. Antony, quel tragico mercoledì il mercantile greco Olympic Flair avrebbe lanciato un allarme dopo aver ricevuto un attacco di pirati, circostanza segnalata anche da altre imbarcazioni. Gli attacchi, si scopre ora, erano stati opportunamente segnalati alla Guardia costiera indiana chiamata in aiuto dal mercantile greco. Tanto da far scattare un'operazione anti pirateria della Guardia costiera indiana, dopo l'allarme della nave greca, e qualche ora dopo l'arrivo in porto a Kochi del peschereccio con i due pescatori morti.

Inoltre, emerge anche un atteggiamento poco chiaro da parte delle autorità marittime indiane, quando nel corso dell'interrogatorio è stato chiesto ai militari indiani se avevano ricevuto allarmi o segnalazioni di attacchi di pirati hanno negato la circostanza, puntualizzando che mai in India si erano verificati episodi analoghi. Circostanza smentita da quanto denunciato dall' Olympic Flair all' International Maritime Bureau e alla Camera di Commercio di Atene, oltre che all'armatore. Contraddizione testimoniata anche dal messaggio trasmesso dalle Autorità marittime indiane al comandante Umberto Vitelli della Lexie, “Fate rotta verso il porto di Kochi per identificare i pirati catturati”.

Infatti, per oggi è prevista una manifestazione organizzata dall'associazione dei pescatori dello Stato indiano meridionale del Kerala nel capoluogo di Trivandrum e nella cittadina di Kollam per protestare contro i militari accusati dell'uccisione dei due pescatori lo scorso 15 febbraio.
"Chiediamo che anche il capitano della nave sia arrestato - ha detto telefonicamente all'ANSA il presidente T.Peter della Kerala Swathanthra Malsya Thozhilali Federaton (Federazione indipendente dei Pescatori del Kerala) - in quanto è responsabile di quanto avviene a bordo, quindi anche del comportamento dei militari. Non abbiamo nulla contro l'Italia, ma vogliamo che i responsabili siano consegnati alla giustizia". Ad aizzare il popolo indiano ci pensa anche il ministro della pesca dello Stato di Kerala, Gs Vasan che ha dichiarato “L'attacco al peschereccio è un crimine imperdonabile. Le nostre coste non sono infestate dai pirati. I colpevoli vanno puniti non possono essere in alcun modo perdonati”.

Gaia Gerbino

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