Giovedi, 24 Maggio 2012

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Renato Dulbecco una vita dedicata alla ricerca



     

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E' scomparso ieri a La Jolla in California, il premio Nobel italiano Renato Dulbecco, aveva 98 anni, avrebbe compiuto gli anni proprio domani. Dulbecco passerà alla storia della medicina e del mondo intero perchè è il padre della scoperta della mappa del genoma, premio Nobel della medicina nel 1975 ed ex partigiano. E' grazie alla sua instancabile e arguta ricerca che oggi sappiamo che i tumori sono malattie dai mille volti e che il primo bersaglio per aggredirli e' il loro Dna.

Nato a Catanzaro, nel 1914, si trasferì insieme a tutta la famiglia in Liguria subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, dove trascorse un'infanzia serena, ma segnata dalla malattia della sorella Emma e dalla morte dell’amico Peppino, che accesero in lui la consapevolezza dell’impotenza della medicina dinanzi a malattie molto gravi, decidendo il destino di questo grande medico e ricercatore.
Dopo avere frequentato la Facoltà di medicina a Torino, trovò i Rita Levi-Montalcini un 'ottima compagna di lavoro presso l’Istituto di anatomia di Giuseppe Levi sempre nel capoluogo piemontese. Quelli furono anche gli anni in cui Dulbecco si dichiarò fortemente contro il regime fascista. Sin dai primi anni, lo scienziato iniziò ad interessarsi all’effetto delle radiazioni sulle cellule embrionali di pollo, osservando delle alterazioni nello sviluppo delle cellule germinali.

Nell'autunno del 1947 si trasferì negli Stati Uniti precisamente a Bloomington nell'Indiana, dove potè eseguire i suoi innumerevoli esperimenti, ricevendo il necessario supporto da parte del mondo accademico statunitense e non solo.
Dopo anni trascorsi a studiare i virus e a cercare di convogliare gli studi del settore viaggiano per tutti gli USA, finalmente nel 1968 giunsero i risultati tanto attesi successivi alll’individuazione di una sostanza, chiamata antigene T (Tumorale), assente nelle cellule“sane” dell'organismo, ma presente sia in quelle infettate che in quelle uccise dal virus. Non se ne conosceva la natura ma era sufficiente per indurre a pensare che qualcosa del virus restasse nella cellula bersaglio; ciò a cui si mirò allora fu l’identificazione di tale sostanza. L’esito fu chiaro, si trattava di DNA virale che si unisce chimicamente a quello della cellula, diventando parte integrante del suo materiale genetico.

Da quel momento in poi, la carriera del Dott. Dulbecco fu sempre in ascesi, tra i numerosi riconoscimenti assegnatigli, ricevette nel 1975 il Premio Nobel per la Medicina “Per le sue scoperte in materia di interazione tra virus tumorali e materiale genetico della cellula”in quella occasione Dulbecco aveva dichiarato, manifestando la sua proverbiale modestia “Il cuore mi saltò in gola. Avevo capito bene? Non osavo dirlo, ma facendomi coraggio mormorai il premio Nobel”.

Dulbecco nonostante avesse la cittadinanza americana dal 1953, ha sempre mantenuto un forte legame con l'Italia, tanto da essere considerato il padre delle ricerche italiane sulla mappa del Dna. Legame probabilmente rafforzato dalla conduzione insieme a Fabio Fazio nel 1999 del Festival di Sanremo, quando con i suoi modi gentili entrò nelle case e nei cuori di tutti gli italiani.

Istituzioni, autorità e menbri della comunità scientifica di tutto il mondo hanno espresso il loro cordoglio, per la scomparsa di un grande uomo prima che un grande scienziato, alla cui ricerca molte persone devono la loro vita.

Anche il Ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi, appresa la morte del Premio Nobel Renato Dulbecco ha rilasciato la seguente dichiarazione “La figura di Dulbecco è stata per il mondo della medicina e della ricerca genetica un punto di riferimento per un periodo che va dagli anni del pionierismo di questa disciplina fino alle stagioni più recenti. La sua scomparsa lascia pertanto una eredità importante che il nostro Paese deve raccogliere sostenendo sempre di più la ricerca e l’impegno dei nostri ricercatori”.


Gaia Gerbino


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