In casa Rai le previsioni continuano a mettere bufera. Dopo il Caso Celentano a Sanremo e la polemica scatenata dall'invio da parte dell'azienda di una lettera ad aziende e studi professionali di Roma con la quale si chiedeva il pagamento di un canone speciale per il possesso di pc o apparecchi collegati alla Rete, in quanto idonei alla “ricezione di radioaudizioni”, la Rai torna a trovarsi nell'occhio del ciclone con la denuncia di «Errori di Stampa» giovedì 16 febbraio in occasione dell'autocensimento sui giornalisti precari presentato dal coordinamento.
Ma a far esplodere il caso è stata la lettera inviata dallo stesso coordinamento al Direttore Generale dell'azienda Lorenza Lei, con la quale si chiede di “porre fine al proliferare di contratti "ultraleggeri", sostituendoli con scritture più serie, realisticamente rispondenti alle mansioni del lavoratore. Oltre che cancellare la cosiddetta "clausola gravidanza", contenuta al punto 10 del contratto di consulenza”.
Il contratto recita così in caso di «malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore o altre cause di impedimento insorte durante l' esecuzione del contratto... Comunque, ove i fatti richiamati impedissero a nostro parere, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest' ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a suo favore”.
Solo nella tarda serata di ieri è arrivata una nota diramata dalla Rai, ma non ha firma della Lei nella quale non si smentisce l' esistenza della clausola, e precisa che ”La Rai conferma di essersi sempre scrupolosamente attenuta al rispetto delle norme a tutela della maternità. Non esiste quindi alcuna clausola che possa consentire la risoluzione anticipata dei rapporti lavorativi del personale con contratto, anche a termine, di natura subordinata. Quanto ai contratti di lavoro autonomo, la Rai precisa di non essersi mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità, a meno che questo non sia stato richiesto dalle collaboratrici interessate per ragioni attinenti allo stato di salute o alla loro sfera personale".
Il Direttore Generale, Lei affida ad una sua dichiarazione personale la sua posizioen in merio alla spinosa faccenda, assicurando che la norma verrà rivista “Ho dato agli uffici competenti l' incarico di valutare interventi sulla clausola, anche se tengo a sottolineare che in Rai non c' è mai stata alcuna discriminazione o rivendicazione in merito, né certamente sono mai emersi, fin qui, dubbi di legittimità”.
Forti le reazioni da parte del mondo politico, con commenti di fuoco da parte dei leaders di Pd, Fli e Italia dei valori. Mentre l'Udc affida a Paola Binetti, il commento alla vicenda, che ha dichiarato “Oggi abbiamo la Rai governata da una donna di grande competenza e sensibilità e un ministro del Lavoro anche lei donna sensibile e competente. Se fosse vera l' ipotesi che esiste una clausola anti-maternità nei contratti sottoposti ai giornalisti collaboratori esterni con partita Iva sarebbe grave, soprattutto per l' occupazione dei giovani e delle giovani donne”.
Mentre Susanna Camusso ha lapidariamente denunciato che il contratto di consulenza Rai è “un contratto assolutamente illegittimo perché considera causa di risoluzione del rapporto di lavoro la malattia, l' infortunio e la gravidanza”. Mentre il Segretario Cisl, Bonanni denuncia che si dovrebbe anche mettere mano ai cache milionari dei presentatori Rai, ricordando che la maternità è un diritto tutelato dalla Costituzione Italiana.
L'elemento che, in questa faccenda desta maggiore sgomento, è l'effetto sorpresa manifestato da esponenti sindacali e dai politici alla notizia dell'esistenza di una clausola anti gravidanza. Pare assolutamente inverosimile che nessun lavoratore si sia rivolto a qualche sindacalista denunciando la situazione. Certo è uno shock una clausola così discriminatoria e vessatoria nei confronti del lavoratore venga proprio inserita nel contratto, ma nasce naturale la domanda rivolta prima ai sindacati e poi al mondo politico “ Il fatto che la gravidanza e la maternità non siano dei diritti riconosciuti e garantiti in Italia, e non solo in Rai, è per voi una novità ?
Ricordiamo l'Italia è al 74° posto della classifica stilata nel 2011 dal World Economic Forum sul Gender Gap che misura il divario di genere in termini di opportunità nel mondo del lavoro e in generale di realizzazione sociale, dopo paesi come il Malawi e il Ghana e a brevissima distanza dall'Angola e dal Bangladesh.
In una paese come il nostro dove nel mondo del lavoro se sei donna vieni ancora discriminata e fai il doppio della fatica per affermarti, e se poi decidi di farti una famiglia ti fanno firmare le dimissioni in bianco, o nei migliori dei casi, devi farti in quattro tra casa, lavoro e asili inesistenti, togliendo tempo e spazio ai tuoi interessi e al tuo essere “donna”, ci viene seriamente da chiedere " miei cari signori che oggi rilasciate dichiarazioni di fuoco solitamente DOVE SIETE?”
Gaia Gerbino
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