
Assistenza oncologica: protocollo di intesa fra l'ANT Italia Onlus e la Provincia di Perugia
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- Creato Martedì, 29 Maggio 2012 20:32
- di Antonio Marchetta
- Categoria: Salute
La centralità della persona nel percorso di cura e assistenza dei malati oncologici. Questo è il titolo del seminario che si è tenuto sabato 26 maggio 2012 presso il Palazzo della Provincia di Perugia, su iniziativa del vice presidente dell’Ente Aviano Rossi, insieme alla Fondazione ANT Italia Onlus (nella foto un momento dell'incontro). L’incontro si è concluso con la firma del
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L’ANT Italia è una delle Onlus più radicate sul territorio, con la più ampia esperienza di assistenza domiciliare gratuita in Europa. Nata nel 1978 periniziativa del Professor Franco Pannuti, ANT Italia da oltre trent’anni fornisce assistenza socio-sanitaria gratuita a domicilio ai Sofferenti di tumore e alle loro famiglie, operando con la volontà di garantire loro una vita dignitosa. Dal 1985 ad oggi ha assistito oltre 85000 sofferenti, nei 20 ospedali Domiciliari Oncologici presenti in 9 regioni, in cui lavorano 400 medici. In base alle risorse reperite sul territorio, ANT offre anche progetti di prevenzione oncologica gratuita.
“Quella di oggi non è una giornata dedicata ai tumori, ma all'assistenza ai malati oncologici poiché sono ancora le famiglie e farsi carico della componente prevalente delle problematiche socio-assistenziali di queste persone”, con queste parole il vice presidente della provincia Aviano Rossi ha introdotto il tema del seminario, coordinato dalla giornalista Serena Zullo. Sono intervenuti oltre a Rossi e Pannuti, Silvia Leoni, medico della Fondazione, Elisabetta Torzuoli, delegata ANT Umbria, Manlio Lucentini, coordinatore Società Italiana Cure Palliative Regione Umbria, Paolo Pannacci, medico Associazione CON NOI per le cure palliative.
Filo conduttore del seminario è stato il sottolineare quanto sia indispensabile valutare anche l’aspetto assistenziale del malato oncologico e della sua famiglia. Sì, perché è sulla famiglia che grava maggiormente l’assistenza anche e soprattutto dal punto di vista psicologico. Ed è anche essa, spesso poi in misura maggiore del malato stesso, che ha bisogno di essere assistita. “Se da un lato i progressi scientifici offrono molte più opportunità diagnostiche e terapeutiche, dall'altra è solo grazie all'impegno delle associazioni che le famiglie hanno un sostegno. È per questo motivo che abbiamo deciso di sostenere l'ANT che proietta le proprie attenzioni non solo a questo aspetto, ma anche a quello della prevenzione. Sono però maturi i tempi per pensare ad un servizio pubblico che si occupi dell'ospedalizzazione domiciliare - ha sottolineato Rossi - Le risorse ci sono, ma spesso sono spese male”.
Il progetto Eubiosia- “Mi auguro – ha commentato Raffaella Pannuti – che questa intesa possa essere di aiuto per arrivare a sensibilizzare e a condividere il Progetto Eubiosia, con nuovi interlocutori del territorio, affinché anche a Perugia si possano creare le condizioni per fondare un Ospedale Domiciliare Oncologico ANT. Si può tuttavia pensare di dar vita a questo progetto solo se il territorio condividerà e sosterrà con convinzione il principio base di diritto al rispetto della dignità della persona in ogni fase della vita”.
Eubiosia deriva dal greco e significa “buona vita”: è la base morale dell’ANT, ha spiegato la dott.ssa Silvia Leoni. Va inteso come insieme di qualità che conferiscono dignità alla vita, garantendo continua assistenza, ma rifiutando l’accanimento terapeutico.
Durante il seminario è stato presentato un nuovo punto dell’ANT che sta per nascere in Umbria, un passo di grande solidarietà e contrasto alla malattia che maggiormente sta colpendo la nostra società, “Sensibilizzazione ai progetti di Ospedalizzazione Domiciliare Oncologica ANT come abbiamo fatto oggi – ha affermato l'avv.Terzuoli – significa non solo parlare di quello che è un diritto naturale di ogni persona di vivere in dignità ogni parte della propria vita, ma anche far conoscere ai Cittadini quali sono i diritti che la legge garantisce nelle fasi delicate della malattia.”
Il dott. Lucentini, invece, si è soffermato maggiormente sulla situazione in Umbria in particolare, con la presenza di “zone in cui si riscontra una qualità di assistenza elevata si alternano aree del tutto scoperte sul piano delle cure palliative. La complessità – ha continuato Lucentini -delle necessità e dei bisogni che emergono nelle malattie terminali deve essere affrontata con risposte complete e strutturate. Deve quindi essere concepita una risposta assistenziale in rete, dove diversi attori partecipano all’assistenza del malato e di tutta la famiglia.”
“Il cancro – ha sostenuto Pannacci - va considerata una malattia familiare: è un evento traumatico e non solo una patologia intesa tout court. Il cancro ha dei risvolti devastanti nell’immediato spazio sociale del malato. (…) Nel corso degli anni – ha continuato - le trasformazioni del tessuto sociale hanno portato anche in Umbria cambiamenti significativi nell’assetto del nucleo familiare stesso. In nuclei composti da massimo tre persone diventa ancora più difficoltosa la gestione della malattia, così assorbente e distruttiva”.
Antonio Marchetta
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