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26 Maggio 2013

Monti sotto osservazione e sotto esame: il Premier a Bruxelles, ma quale futuro per il suo governo?


               
     

Monti, da professore ad alunno: il Premier a Bruxelles, ma quale futuro per il suo governo?C’era una volta il Professor Mario Monti. Sir Mario è tuttora professore, ma in questo momento, un momento storico difficile sia per l’Italia che per l’Europa, è tornato di colpo a rivestire la parte dell'alunno, "obbligato a rispettare i doveri, a studiare e a fare accuratamente i compiti per casa pena la condanna di andare a letto senza cena". Un tempo erano queste le punizioni esemplari, educative che i padri davano ai figli per insegnare loro disciplina e rispetto per il prossimo.

Oggi a mettere in stato d'allerta il Professor Mario Monti ci hanno pensato i partiti politici. Pdl e Pd, per senso di responsabilità, hanno deciso di dare il pieno appoggio al governo Monti, un governo tecnico, formatosi sulle ceneri del precedente governo, quello di centrodestra, uscito vincitore dalle ultime elezioni di quattro anni or sono, ma costretto alla resa dei conti in quanto riconosciuto “colpevole” per non aver saputo fronteggiare al meglio la crisi economica, una crisi che stava affossando l’Italia. Ieri mattina, durante l’incontro delle ore 13 fra Berlusconi, Alfano e lo stesso Premier Monti, il Popolo della Libertà ha espresso categoricamente le sue perplessità per una riforma del lavoro che non convince in alcuni punti e Silvio Berlusconi ha parlato d’indeterminatezza di fronte alle scottanti tematiche europee che in questo momento sono oggetto di discussione al Consiglio Europeo. Un Pdl che rassicura Monti sulla fiducia, sul pieno appoggio, ma che nello stesso tempo non esclude un ritorno anticipato alle urne, avvertendo indirettamente l’attuale Presidente del Consiglio: “E’ l’ultima volta che ci adeguiamo, ora l’importante è che il Presidente Monti torni da Bruxelles con dei risultati”. Parole queste pronunciate dal segretario Pdl, Angelino Alfano, e che dimostrano a chiare lettere come il Consiglio Europeo sia il vero esame di maturità per il Professor Mario. Un summit dal quale dovrà uscire qualcosa di concreto per l’Europa. Dalla salvezza dell’Europa dipenderà molto la salvezza dell’euro, delle economie di tutti i paesi aderenti, Italia compresa, nessuno escluso. Monti questo lo sa bene, né è consapevole, come né è consapevole tutto il suo governo.

Monti, da professore ad alunno: il Premier a Bruxelles, ma quale futuro per il suo governo?Il segretario del Pd Bersani
, pur ribadendo la piena fiducia sua e di tutto il partito democratico all’attuale esecutivo, ha chiesto a Monti "un gol alla Pirlo". Una metafora calcistica connotata di un grosso significato: l’Italia e nello specifico Mario Monti dovranno fare la loro parte, una parte importante e significativa affinché questo Consiglio Europeo riesca per il meglio, portando qualcosa di concreto all’Europa e al nostro paese. Cosa dovrà fare di così importante il Presidente Monti per tornare a Roma, felice, contento e con dei risultati concreti? In cosa consiste questo gol alla Pirlo tanto richiesto da Pierluigi Bersani? Riuscire a convincere, magari con l’aiuto di Francois Hollande, Angela Merkel a cambiare idea su fondo salva-stati ed Eurobond? L’Europa unita, nata con l’intento di creare una politica, un’economia, una giustizia e una sicurezza comune, è unita solo nell’apparenza, ma nella sostanza ognuno riflette con il suo cervello e con le sue idee. Le diversità di vedute non mancano e la disparità è l’elemento che fa più paura in questo momento. Se Monti dovesse tornare da Bruxelles con un pugno di mosche in mano, quale sarebbe il suo destino? Se la missione italiana in Belgio dovesse fallire, a cosa andremo incontro? Il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, ha detto a chiare lettere di temere il voto anticipato e questo timore un senso ce l’avrà. Bruxelles ultima spiaggia per il governo Monti? In caso di fallimento del vertice, un fatto certo non da attribuire al nostro Premier, lo scenario politico interno potrebbe addirittura cambiare. La politica italiana, costretta ad abbandonare scettro e trono dopo l’11 novembre 2011 per far spazio a professori e tecnici, non vuole cedere perennemente la sua leadership, ma riprendersi le redini del paese. Il 29 giugno sarà un giorno cruciale; dopo quella data le ipotesi sono due: consolidamento della fiducia al governo oppure lenta scalata con l’intento di farlo cadere al suo primo inciampo.

Marco Chinicò

 

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