
Amniocentesi: un’analisi evita il rischio di aborto
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- Creato Lunedì, 09 Luglio 2012 16:25
- di Redazione CorriereInformazione
- Categoria: Salute
Il periodo di gravidanza, soprattutto per la donna, è caratterizzato da momenti di ansia o di paura che il piccolo che si sta portando in grembo possa avere qualche problema.
La medicina moderna, per fortuna, offre la possibilità di poter venire a conoscenza di eventuali malformazioni del feto prima che questo possa venire alla luce al fine di consentire ai genitori di “accettare la realtà”, prendere “provvedimenti” scegliendo di non far nascere il bambino affetto da qualche malattia genetica o malformazione o ai medici di poter intervenire tempestivamente al momento del parto.
Soprattutto dopo i 30 anni di età della futura madre il ginecologo suggerisce un controllo del feto per verificare eventuali malformazioni (sindrome di Down, malformazioni del sistema nervoso, problemi metabolici o al sistema immunitario).
Tale controllo, chiamato Aminiocentesi, appare molto rischioso per il feto poiché consiste nel prelievo di liquido amniotico inserendo una siringa nel grembo materno, superare la placenta e aspirare del liquido denso di DNA del feto.
Nel futuro, questa tecnica molto rischiosa per il feto (causa l’aborto nello 0,5% dei casi, pari a un bambino su 200), non sarà più effettuata e il corredo cromosomico del nascituro potrà essere rilevato con un’analisi del sangue materno. A dare la notizia sono i ricercatori dello Stanford University School of Medicine nel loro report pubblicato su Nature.
Gli studiosi hanno riscontrato che il sangue materno contiene una miscela di DNA sia della madre sia del feto e, dunque, è possibile selezionare e scartare le informazioni materne e poter focalizzare l’attenzione su quelle del figlio. L’analisi è efficace anche in assenza di informazioni sullo stato di salute o il patrimonio genetico del padre. Nessun problema, dunque, il padre si "tira indietro" scegliendo di non riconoscere il proprio bambino.
Marcella Sardo
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