
Roma, muore neonato: iniettato latte in vena al posto di fisiologica
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- Creato Lunedì, 23 Luglio 2012 14:11
- di sonia bonvini
- Categoria: Cronaca
Un bimbo di pochi giorni ha perso la vita a fine giugno 2012 presso l’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma a causa di una iniezione flebo di latte al posto di soluzione fisiologica.
Ora la Procura ha aperto un’indagine iscrivendo alcuni operatori sanitari nel registro degli indagati. Non si esclude, con il proseguo delle indagini, il coinvolgimento di altri sanitari.
I responsabili dell’ospedale negano la vicenda, o più sbrigativamente dicono che “C’è un’indagine interna”, ma intanto il ministro della Salute Renato Balduzzi ha inviato, questa mattina, degli ispettori del ministero presso l'ospedale per acquisire tutte le informazioni sulla morte assurda del neonato.
Il piccolo infatti sarebbe morto a causa di un errore dovuto allo scambio tra una flebo di soluzione fisiologica con una contenente latte. A riferirlo è lo stesso Ministero della Salute che rimarca anche il ritardo nella denuncia da parte del personale medico, motivo per il quale, oltre al decesso, gli ispettori dovranno indagare.
I fatti. Il bimbo era nato presso l’ospedale G.B. Grassi di Ostia, in modo prematuro: viene alla luce dopo sole trenta settimane anziché quarantuno. Nell’ospedale in cui nasce non ci sono posti per prestare le cure necessarie al neonato prematuro e i medici decidono di trasferirlo in altra struttura, più precisamente il San Giovanni Addolorata che ha posti e quindi disponibilità di ricovero presso la Terapia intensiva neonatale.
Il caso del piccolo paziente non risulta tra i più preoccupanti, necessita solo di semplici cure, una routine in casi di nascite premature. Tuttavia al piccolo paziente succede l’irreparabile: un banale scambio di flebo, banale proprio perché sarebbe bastato leggere il contenuto come di norma dovrebbe accadere in una struttura sanitaria d’eccellenza come questa, costa la vita al piccolo. La causa? Iniezione in vena di flebo contenente latte.
Le condizioni del bambino peggiorano molto velocemente, tanto da causargli la morte.Il medico di guardia scrive tutta la cronaca della drammatica vicenda in cartella clinica, il personale è scosso. Tuttavia il caso di morte non viene denunciato nell’immediato. E proprio su questo la magistratura vuole far luce.
Le probabili cause del ritardo nella denuncia. La mamma del piccolo, filippina, sembrava decisa a non voler portare a termine la gravidanza: il compagno l’avrebbe lasciata non appena saputo che lei aspettava un bambino. Iniziano così le supposizioni sulla donna, forse non vuole tenere il piccolo, forse preferirebbe darlo in adozione.
Questo si mormorava in ospedale, ma tutto resta da verificare. La posizione della donna, con una vita drasticamente cambiata e senza certezze familiari, potrebbero forse spiegare perché la denuncia in Procura è stata presentata dall’ospedale e non dalla mamma del neonato nei giorni immediatamente successivi alla morte dello stesso.
Secondo prime verifiche al momento del decesso del neonato il direttore sanitario, Salvatore Passafaro, era in ferie. In ospedale era presente invece il direttore di Ostetricia e Ginecologia, professoressa Caterina De Carolis, presidente e coordinatore della onlus Asr (Aborto spontaneo ricorrente).
Il terribile fatto ha immediatamente fatto muovere la struttura dirigenziale del San Giovanni: sono partite subito delle indagini interne per cercare di capire i turni e i vari cambi del personale, chi risultava responsabile del reparto, chi doveva occuparsi del cambio flebo per assicurare l’alimentazione del piccolo.
E così, si sono individuati i presunti responsabili e il resoconto è stato poi inviato alla magistratura della Procura della Repubblica di Roma. Una tragedia che si doveva e si poteva evitare, ma, purtroppo, il ripetersi quotidiano di certe semplici azioni può anche portare ad automatismi pericolosi. Un automatismo che, in talune professioni, può incidere tragicamente sulla vita di altri. In questo caso l’imperizia di una presunta azione, compiuta da personale sanitario, è costata la vita di un piccolo paziente.
S.B.
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