25 Maggio 2013

Palermo: incendio alla discarica di Bellolampo


               
     

Palermo: incendio alla discarica di BellolampoE’ doloso l’incendio divampato nella discarica di Bellolampo ed è indispensabile sapere chi lo ha appiccato. Sta indagando la magistratura, che ha aperto un’indagine sull’accaduto, ma lo devono fare anche la politica e le istituzioni perché a quell’incendio si

potrebbe legare il destino di Amia, l’azienda municipalizzata di igiene ambientale, partecipata interamente dal comune di Palermo. Che vi siano interessi mafiosi intorno alla discarica lo dice già nel 2007 Roberto Scarpinato, allora procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Palermo, alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti “Per quanto riguarda l’ecomafia, diverse indagini svolte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, nel corso degli anni, hanno evidenziato come l’organizzazione mafiosa sia incisivamente intervenuta per acquisire il controllo dell’intero ciclo economico dello smaltimento dei rifiuti urbani in tutta la Sicilia. Di particolare interesse sono le risultanze emerse in un processo che recentemente si e` concluso con una sentenza di condanna per numerosi imputati. Si tratta del processo, che riguarda le condotte criminose poste in essere da mafiosi, politici, professionisti e imprenditori per aggiudicarsi il monopolio degli appalti della discarica di Bellolampo, per la progettazione e la realizzazione di un inceneritore”.

Se parliamo di interessi intorno alla discarica, parliamo di interessi intorno ad Amia al centro degli appetiti di molti.

Il Sole 24 Ore in un articolo pubblicato il 22 luglio 2010, ipotizzava che al termine dei due anni di commissariamento Amia sarebbe stata privatizzata e nell'articolo si faceva perfino riferimento a chi potrebbe essere interessato ad entrare nell'affare dell'acquisto dell'azienda, una volta sgravata dai debiti. Con un ipotesi assolutamente verosimile.

Oggi anche i sindacati parlano apertamente di “operazione mafiosa per svalutare definitivamente il valore industriale dell'Amia, farla fallire ad ottobre, per poi favorirne la svendita (o comunque la cessione a poco del servizio raccolta rifiuti a Palermo) a un gruppo privato di probabili "carissimi amici".

Lo stesso pericolo è stato paventato dal Sindaco di Palermo.

Onorevoli colleghi e rappresentanti del Governo, oggi Palermo si ritrova, ancora una volta, in ginocchio: dopo aver affrontato più volte un’emergenza rifiuti forse più grave di quella di Napoli, emergenze legate alla mancata raccolta dei rifiuti ma anche alla fuoriuscita di percolato nella discarica, oggi si ritrova a combattere con un incendio doloso e il rischio diossina. Ma occorre combattere anche contro gli sprechi di un’economia dell’emergenza, amministratori straordinari che risulterebbero essere super retribuiti per cifre rimaste segrete, che non hanno modificato le perdite strutturali, che non hanno realizzato condizioni di trasparenza gestionale, e che non rispondono all’Amministrazione comunale.

Oggi Palermo ha un nuovo Sindaco e una nuova Giunta, eletti dal desiderio di discontinuità dei cittadini rispetto alla passata gestione tanto compromessa nel crac di AMIA.

Occorre adesso pensare di restituire l’Azienda al Comune e di scommettere su un futuro diverso. Le chiedo, Signor Ministro, di interrompere il ciclo perverso e criminale che tanto male ha fatto ai palermitani, chiedendo conto agli amministratori di Amia nominati dal Ministero dello Sviluppo economico della regolarità del loro operato e lavorando, con il Comune di Palermo, ad una gestione più trasparente e più efficace dell’Azienda che metta in sicurezza la discarica e consenta una regolare gestione dei rifiuti.

Chiediamo anche che la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo di rifiuti apra una nuova pagina su Palermo e sulla discarica, chiediamo che sia messa finalmente la parola fine alla mala gestione, al malaffare, a questa iattura che la città non si merita.

Vedi anche:
Sicilia, Palermo: Nerone, il fuoco arriva dall'aria e dalla terra


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