
Fini chiede alla Cancellieri nuove regole sulle scorte
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- Creato Venerdì, 17 Agosto 2012 11:21
- di Enza Guagenti
- Categoria: Politica
Dopo il polverone mediatico scatenato dal quotidiano "Libero" sulla scorta del presidente della Camera, Gianfranco Fini ci ripensa e accantona la querela, preferendo scrivere una lettera a “Repubblica” dove chiede al ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri una modifica delle norme
che disciplinano le scorte dei politici.
“Chiedo pubblicamente al ministro Cancellieri di intervenire subito, nelle modalità che riterrà più opportune, per consentirmi di non godere più di un'privilegio legale”, scrive Fini, paventando ulteriori inabissamenti nel fango. Nella stessa missiva, il presidente della Camera incita i suoi “colleghi” a intervenire sulla questione e “far sentire la loro voce”. “Non contro Belpietro (che ovviamente ha la scorta) – prosegue Fini - ma contro quel muro di gomma e di ipocrisie che fa si' che in Italia cambiare le cose sia impossibile, a tal punto che perfino per vivere senza essere scortati pur non avendolo mai chiesto, occorre un trattamento di favore, una vera e propria raccomandazione!".
"Può apparire una piccola questione", precisa il presidente della Camera, "ma a ben vedere non lo è, perchè dietro all’estetica della scorta c'è la credibilità della nostra democrazia e la sua capacità di migliorarsi". Quindi, facendo riferimento a un articolo di Francesco Merlo uscito su “Repubblica”, Fini aggiunge : “Ho letto che il ministro Cancellieri ha confidato a Merlo di voler cogliere l’occasione per ‘rilanciare la battaglia che da tempo vuol condurre a testa alta sull’uso e l’abuso delle scorte’. Molto bene, lo faccia subito e non solo a parole. Non dubito ne’ della sua volonta’ ne’ delle sue capacita’. Dubito che possa riuscirvi se non avra’ il sostegno convinto delle burocrazie ministeriali e soprattutto se il mondo politico non sapra’ trarre da questa vicenda agostana l’occasione per uno scatto di reni, per dimostrare concretamente di non essere una casta”.
Fini poi, lamenta il silenzio degli altri politici sulla questione che lo ha lanciato nell'occhio del ciclone. Secondo il leader di Fli, anche gli altri esponenti politici godono dei suoi medesimi privilegi, tutti stabiliti dal Viminale, ma non hanno proferito parola, eccetto Casini e Schifani. "Non credo che Alfano, Bersani, Di Pietro, Maroni - solo per citare i segretari di partito - si siano compiaciuti leggendo le falsita' di 'Libero' sul mio conto. Pero' mi chiedo: possibile che non abbiano pensato che quando si scrivono falsita' cosi' volgari per mettere qualcuno alla berlina quale 'satrapo della casta e sperperatore di pubblico denaro' si alimenta un sentimento giacobino di delegittimazione di tutta la politica?". "Oggi e' toccato a me, domani potrebbe toccare a loro, perche' anch'essi hanno la scorta, piu' o meno numerosa. Perche' anch'essi rappresentano il Palazzo, con il potere e i privilegi, veri o presunti, propri dello status di ottimati della Repubblica".
Ma puntare il dito contro gli altri - pur colpevoli "colleghi" - servirà ad annullare le proprie colpe? Certo, i peccatucci "imputati" a Fini si consumano nel cerchio protettivo della legalità, ma forse non sono legittime anche le leggi che garantiscono i tanti privilegi della Casta? E solo per questo dovremmo anche ritenerle civili e di buon senso? Caro Gianfranco il peccato di sensibilità degli altri non giustifica la reiterata accettazione di regole che danneggiano l'immagine dell'Italia nel mondo, incoronandola come la Terra dei politici più spreconi.
Enza C. Guagenti
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